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lunedì 9 luglio 2007

Partiti

Ecco tutti i partiti italiani

Un numero mostruoso: 74 sono i simboli


presentati alle Politiche del 2006

Italiani spremuti da sprecopoli: qualcuno sta barando

CHISSÀ se ne beneficerà il «tesoretto». Nei primi quattro mesi del 2007, abbiamo incassato 6,7 miliardi di euro in più rispetto all’anno scorso. «Grazie alla lotta all’evasione» scrive qualcuno, portata avanti anche dalla Guardia di Finanza, diretta fino a qualche giorno fa dal generale Speciale. Ad entrate record però corrisponde anche una spesa pubblica altrettanto da primato: nel 2006 ha superato la metà del prodotto interno lordo, aumentando ben del 7,9%. In Italia siamo abituati alle contraddizioni ma ci chiediamo: se i ministri richiedono maggiori somme per svolgere le proprie funzioni e contemporaneamente la spesa pubblica aumenta, questo fiume di soldi dove va a finire? E’ un mistero glorioso. Qualcuno certamente bara, e non sarebbe difficile individuare chi. Basta guardare l’aumento delle spese delle Regioni, per esempio, dimostrazione evidente che il regionalismo in Italia è profondamente da ripensare. Se, per esempio, si analizzasse con attenzione il bilancio dello Stato, certamente sarebbe possibile dotare gli uffici giudiziari almeno dei buoni benzina e della carta per la fotocopiatrice. Succede anche questo nelle regioni di frontiera nella lotta alla criminalità organizzata. Eppure la spesa pubblica corre. Ed è surreale che oggi venga definita «antipolitica» la legittima richiesta dei cittadini di ridurre in modo drastico ed organico la spesa degli eletti ai vari livelli. Eppure, in tale contesto gli sprechi sono i più evidenti ed ingiustificati. Infatti, la riduzione del costo della politica incide direttamente ed immediatamente sulla spesa corrente ed in modo strutturale.

IL MINISTRO Santagata aveva promesso entro metà giugno un intervento prodianamente «serio». Staremo a vedere se, per esempio, le ingiustificate pensioni degli eletti al Parlamento debbano continuare a gravare sulle spalle di tutti i cittadini oppure verranno allineate a tutte le altre, come sarebbe doveroso. Vedremo, per esempio, se Camera e Senato ridurranno spese che non hanno confronti in nessun’altra democrazia planetaria. Non può sfuggire che da soli i due rami del Parlamento incidono per i due trentacinquesimi della manovra fiscale complessiva della legge finanziaria dello Stato: contemporaneamente un’enormità ed un’assurdità. E poi ci chiediamo dove va a finire la spesa corrente? Sarebbe ora che si dessero una regolata. Staremo a vedere, ma mettiamo pure nel conto che se non ci saranno subito provvedimenti responsabili non si potrà stare con le mani in mano. Bisognerà attrezzarsi di conseguenza.
E non certo a parole.

fonte: http://www.blogquotidiani.net/

La faccia tosta di chiamarlo rigore

SENZA PAROLE. Nel 2007 la Camera prevede di spendere 1 miliardo e 53 milioni di euro, più dell’anno scorso dove si erano limitati “solo” a 980 milioni. Certo, mica sono soldi loro. Ma il fatto surreale è che questi dati sotto gli occhi di tutti vengono gabellati agli italiani come un trend che dura da anni tendente al risparmio.

In quest’anno, (ma non doveva essere quello del rigore, presidente Prodi?) tutto aumenta alla Camera: le spese per i deputati in carica (169.180.00 € più 1,54%), per quelli in pensione (132.450.000 € più 2,72%), per i dipendenti in servizio (266.915.000 € più 3,68%), per quelli in pensione (167.495.000 € più 3,85%), per gli spostamenti (12.015.000 € più 31,82%), per non dire poi dell’aumento del numero dei gruppi parlamentari autorizzati da Bertinotti, si proprio quello che difende le ragioni degli umili.
Altro che riduzione dei costi della politica: ci continuano a prendere per imbecilli. Ho avuto recentemente tra le mani un libretto istruttivo, edito da Malatempora (www.malatempora.com), dal titolo “I segreti di Montecitorio”, scritto con lo pseudonimo di Mauss da Maurizio Bassetti, economo della Camera dei Deputati negli anni Novanta. Se fosse vera soltanto una minima parte delle vicende che vengono raccontate, ci sarebbe da restare inorriditi, in quanto sprechi ed illegalità sembrerebbero la regola in uno dei santuari della Repubblica.
Visto che il nostro Parlamento costa, in modo assolutamente ingiustificato, quanto quelli di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna messi insieme, potrebbe essere ora che la Corte Costituzionale rivedesse la propria sentenza del 1981 che confermava l’autonomia contabile di Camera e Senato, perché è chiaro a tutti che non di autonomia si tratta ma di arbitrio allo stato puro. E’ un invito alla Corte dei Conti per avanzare nuovamente una richiesta in tal senso. Anche perché i provvedimenti che si profilano vanno tutti nella stessa direzione. Sembra che per quanto riguarda le pensioni dei nostri “onorevoli” rappresentanti, si cercherà di replicare la truffa del 1997, spacciando per interventi di sana gestione l’irresponsabilità sostanziale. Si prevedono soltanto cose ovvie, rinunce graziose di privilegi feudali che nessuna classe politica al mondo ha avuto l’ardire di prevedere, come l’impossibilità di riscattare gli anni ai fini pensionistici in caso di scioglimento anticipato della legislatura e di cumulare i vitalizi. Praticamente nulla.
Bisogna intervenire su altro. Ed è necessario ricordare ai nostri distratti deputati e senatori che non è possibile che i parlamentari versino 14 milioni di euro per trattamenti pensionistici che ogni anno ne costano invece 187. Il resto, ovviamente, è stato caricato sulle nostre spalle con una legge dello Stato. Per essere governati poi come nei Paesi del quarto e quinto mondo. Bisogna prendere atto che non ci potrà essere alcun senso di ravvedimento da parte degli stessi beneficiari, perché, come ripetiamo da anni su questo giornale, il costo della politica è strutturale al mantenimento di un sistema di potere autoreferenziale costruito dai partiti soltanto per loro stessi. E che sta bene a tutti, senza alcuna differenza. A noi cittadini, la sola libertà di apporre un segno di croce su una scheda. Come gli analfabeti.

fonte: http://www.blogquotidiani.net

Buttare denaro pubblico

DAL 9 LUGLIO LA GRANDE CUCINA ROMANA FA SCUOLA A NEW YORK =
(AGI) - romar 26 giu - Dal 9 luglio la grande cucina romana fa
scuola a New York. L'iniziativa - ideata e prodotta dalla
societa' Publica-Organizzazione &Strategia, sostenuta
dall'Assessorato al Commercio del Comune di Roma,
dall'Assessorato al Turismo della Provincia di Roma,
dall'Assessorato all'Agricoltura della regione Lazio,
realizzata in collaborazione con l' Istituto Italiano di
Cultura di New York e sponsorizzata da roma Wine e da D&CWorld
of Wine, si svolge presso una delle piu' prestigiose
istituzioni culinarie degli Stati Unitir l'International
Culinary Center. Roman Cuisine Educational ha l'obiettivo di
portare oltreocano l'immagine di una cucina romana che, sulla
solida base dei prodotti locali tradizionali, guarda al futuro
ed e' capace di ricercare ed intuire nuovi equilibri e
combinazioni di gusti, di accogliere, rielaborare e fare
proprie nuove assonanze di sapori; una cucina viva la cui
identita' e' un divenire continuo e cifra culturale di un
territorio. Grande pubblico a cui roman Cuisine Educational
riserva un'altra rara opportunita': il Wine Workshop &Tastingr
che si svolgera' nel pomeriggio dell' 11 luglio presso l'
Istituto Italiano di Cultura, appuntamento esclusivo condotto
da Ian D'Agata, uno dei massimi esperti italiani di vino e
collaboratore di prestigiose testate internazionali. Inoltre
due empori specializzati in ricercatezze alimentari: Buon
Italia il 9 luglio nel cuore di Chelsear ed Agata &Valentina il
10 luglio nell'elegante uptown east sider ospiteranno un desk
di degustazione dedicato ai prodotti a marchio di qualita' del
Lazio ingredienti fondamentali per la migliore riuscita di
ricette ed interpretazioni di cucina romana. 'L'opportunita' di
entrare in una prestigiosa scuola di cucina di New York che ha
ospitato i piu' famosi chef del mondo' dichiara infine
l'Assessore al Commercio del Comune di Roma Gaetano rizzo 'e di
parlare a ragazzi cher loro stessir andranno per il mondo a
fare gli chef e' il riconoscimento dello status cher anche
sotto il profilo culinario a roma viene universalmente
riconosciutor una citta' che riesce a coniugare storia
tradizione qualita' dell'accoglienza ed ospitalita''. 'La
cucina romana sbarca negli Stati Uniti con la sua qualita' e le
sue specialita'; il meglio del nostro patrimonio
enogastronomico per continuare a costruire sbocchi di mercato
anche all'estero' dichiara l'Assessore all'Agricoltura della
regione Lazio, Daniela Valentini. 'Una presenza che
contribuisce anche all'internazionalizzazione della cultura dei
nostri territori e alla diffusione della loro produzione.
Un'occasione per far conoscere la nostra cucina ad un mercato
variegato e attento alla qualita' e all'eccellenza'. 'Ambizione
dichiarata di roman Cuisine Educational' dice Marco Panellar
ideatore e promotore dell'iniziativa 'e' di favorire in coloro
che parteciperanno ai vari eventi di New Yorkr una
consapevolezza culturale e golosa sulla cucina romana.(AGI)
Red/Ale
261152 GIU 07

Vacanze chiamate missioni.

(fonte: regioni.it) A capo di una missione istituzionale a New Dehli, annunci del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, su mobilità, trasporti, politiche ambientali in Lombardia e sulle missioni all'estero delle Regioni.

La regione ha già stanziato per il triennio 2007-2009 un miliardo e seicento milioni di euro per la sostenibilità ambientale nell'area milanese. Un miliardo e trecento milioni va al potenziamento del trasporto pubblico e a migliorare la mobilità. In particolare, il piano d'investimenti prevede l'arrivo di 180 treni; grazie allo stanziamento di 805 milioni di euro già previsto nel bilancio regionale saranno a breve consegnati i primi 84 treni nuovi, pari a 25.000 posti a sedere.

"L'obiettivo - ha detto il presidente Formigoni - è migliorare la mobilità individuale, abbattere le emissioni inquinanti e ridurre il numero di auto circolanti". Il Piano d'azione, infatti, si articola lungo quattro linee: potenziare il trasporto pubblico, migliorare la mobilità individuale, combattere le emissioni da veicoli e caldaie, ridurre il numero dei veicoli circolanti.

Con tali investimenti,attraverso questo sforzo straordinario, la Regione punta, sempre nel triennio, ad aumentare di 8 milioni di treni/Km. la percorrenza del servizio ferroviario regionale nonchè a potenziare, con 700 nuovi autobus, del 30% il servizio urbano nelle ore di punta e ad aumentare del 50% il servizio urbano degli autobus di trasporto pubblico locale nel suo complesso.

"Un grande impegno - ha sottolineato il presidente lombardo - per migliorare la mobilità e la qualità della vita dei cittadini, per il quale è atteso lo sforzo anche di Comune e Provincia di Milano, oltre il concorso del privato. A breve mi confronterò su questo tema anche con il Presidente della Provincia, Filippo Penati, e porterò questa programmazione di investimenti al Tavolo Milano/Lombardia con il Governo".

Formigoni, in missione in India, ha incontrato il governatore dell'Ontario, Dalton McGuinty, pure lui a New Delhi con una delegazione del suo governo.

''L' incontro e' stato occasionale'', ha spiegato Formigoni al quale e' stato chiesto se c'era della polemica nei confronti del ministro Emma Bonino che aveva criticato le missioni all' estero delle Regioni sostenendo, a titolo d'esempio, che non si era mai visto il governatore dell' Ontario organizzare missioni all' estero. ''Non c'e' nessuna polemica - ha spiegato Formigoni -. Con il governatore dell' Ontario, con il quale in passato abbiamo gia' avuto rapporti, ho trovato tante cose in comune. Anche lui e' qui in India per promuovere l' economia della sua Regione. Mi ha anche spiegato che la Costituzione canadese prevede che siano i singoli stati a promuovere la loro economia. Oggi le Regioni devono proiettarsi all' esterno''.

All' osservazione se non sarebbe necessario un maggiore coordinamento, il presidente della Lombardia ha replicato: ''e' una questione di misura e di proporzione. Ogni Regione ha la propria dignita' ma e' chiaro che vi sono ruoli diversi a seconda della grandezza e dell' importanza dal punto di vista economico e culturale. In queste missioni ci devono essere delle scelte oculate con obiettivi precisi. Non devono essere turismo politico''. E ha aggiunto: ''sarebbe sbagliato se fossero organizzate in polemica con il governo nazionale e se non ci fosse uno scambio di informazioni. Il problema e' quello di creare sinergie tra la Regione e lo Stato centrale. Noi oggi parliamo di Lombardia ma in definitiva parliamo dell' Italia''.

Formigoni ha quindi ricordato che, in questi anni di attivita' all' estero, la Regione Lombardia ha costruito una rete di rapporti con le Camere di commercio, il mondo imprenditoriale e quello della cultura: ''e' importante far conoscere ai nostri interlocutori internazionali questa solida rete''.

(gs/16.01.07)

venerdì 6 luglio 2007

Tagli - ma non basta!!!!!

l Consiglio dei ministri rinvia l'approvazione alla prossima riunione
previsti tagli agli enti locali, riduzione di consulenti e consigli circoscrizionali

I provvedimenti per ora non riguardano Camera e Senato (ehh sì, mi sembra giusto, vorrei sapere nome e cognome di chi ha deciso che i tagli non devono interessare camera e senato)

Trasparenza dei bilanci pubblici, tutto sarà documentato sul web


Un taglio di circa 500 milioni di euro. Ventiquattro articoli che potranno far risparmiare all'incirca il dieci per cento alla voce "costi della politica"(quindi la politica costa circa 5 miliardi di Euro che in vecchie Lire sono circa 10.000 miliardi l'anno, ma vaaaahhh che se solo la camera costa 2 miliardi di Euro!!!!!!!!!!!!!!! continuano a prenderci per il c*lo). Si va dalla riduzione e l'accorpamento degli enti locali ai limiti per il finanziamento pubblico dei partiti, dai tagli poderosi alle auto blu a norme "rigorosissime" sulla trasparenza nell'affidamento degli incarichi pubblici. E poi: un limite dell'accumulo degli incarichi pubblici, l'abolizione cioè di quelle figure quasi mitologiche che riescono ad essere contemporaneamente sindaci, consiglieri, amministratori e altro.

La montagna ha partorito il topolino, appena calmeranno le acque si riprenderanno tutto con gli interessi.

giovedì 5 luglio 2007

Aerei blu: 7500 ore di voli gratis


Aereo Settemilacinquento ore extra di volo con l'aereo blu. E non parliamo delle alte cariche dello Stato, quelle che hanno diritto a imbarcarsi sui jet Falcon e Airbus schierati dall'Aeronautica sulla pista di Roma Ciampino. No, questa è la stima dei viaggi a bordo della seconda flotta di velivoli vip basata poco lontano, a Pratica di Mare: la squadriglia di Piaggio 180, vere "Ferrari dei cieli". Il 14mo stormo, che dovrebbe occuparsi di altre missioni, da quando ha ricevuto quindici lussosi bimotori Piaggio è stato continuamente chiamato a fare da taxi per uomini di governo. Un'armata di sottosegretari, capi di commissioni parlamentari e assistenti si è seduta sulle poltone, otto per ogni aereo, spostandosi comodamente per l'Italia a spese del contribuente. Adesso lo stormo ha festeggiato un record: trentamila ore di volo con i Piaggio 180. In media, come ha dichiarato il comandante del reparto un anno fa, un quarto dell'attività viene svolta su richiesta della presidenza del Consiglio: si tratterebbe quindi di 7500 ore di viaggi di Stato. La stima è sicuramente calcolata per difetto. Perchè gli hangar di tutte le istituzioni pubbliche, come ha raccontato "L'espresso" un anno fa, si stanno riempiendo di meravigliosi biturbina Piaggio: ne sono stati acquistati 17 tra Marina, Esercito, Forestale, Vigili del Fuoco, Protezione civile, Carabinieri e Polizia. Tutti velivoli, tranne tre eccezioni, che non hanno apparati per compiere missioni di sorveglianza, nè spazio per imbarcare materiali. Il Piaggio, infatti, è un aereo executive: elegante, comodo, prestigioso ma senza posto nemmeno per una valigia. Figuriamoci poi le dotazioni di squadre speciali. Insomma, un aereo a misura di portaborse. Il costo? Otto milioni di euro circa per ogni bimotore.

fonte: http://www.spreconi.it/2007/06/aerei_blu_7500_.html

mercoledì 4 luglio 2007

VACANZE CINESI!!!!!

ADRIANA POLI BORTONE: “ITALIA E CINA, AVVICINAMOCI”

Diversi europarlamentari italiani sono stati nelle scorse settimane in visita in Cina. Fra questi, Adriana Poli Bortone, dell’Uen. Una visita che ha riguardato Pechino, Xian e Shangai e che ha toccato diversi punti salienti: dai diritti civili agli sviluppi economici. “In Cina - sottolinea Adriana Poli Bortone - abbiamo trovato una realtà vivace ed un popolo molto disposto a lavorare e a lavorare sul proprio territorio. Purtroppo l’economia capitalista che si sta affermando fa aumentare il divario tra i nuovi ricchi ed i poverissimi delle campagne e delle periferie urbane. Così come la presenza di un unico sindacato non offre alcuna tutela e garanzia ai lavoratori".

“Abbiamo appreso - continua - che gli imprenditori italiani che hanno delocalizzato le loro attività in Cina sono un migliaio, un numero decisamente basso rispetto a quelli di altri Paesi, soprattutto in considerazione del basso costo della manodopera. Ma questa presenza, comunque, è molto significativa in termini di apporto di professionalità e di trasmissione di know-how, ma anche di cultura del lavoro. In questa fase storica è importante avvicinare Italia e Cina”.

Nuovi scenari economici, dunque, ma anche abolizione della pena di morte, rispetto delle minoranze religiose, inquinamento e tutela dell’ambiente e la candidatura di Milano a Expo 2015. Queste le questioni affrontate nei giorni scorsi in una con una delegazione italiani. Oltre ad Adriana Poli Bortone erano presenti il direttore generale della Fondazione Italia-Cina Alcide Luini ed i deputati Mario Mauro (capo delegazione), Gianni De Michelis, Pier Antonio Panzeri, Antonio Tajani e Donato Tommaso Veraldi. La missione è stata voluta dal ministero degli Esteri cinese e dalla Fondazione Italia-Cina.

Andate a vedere qua se in svizzera sono permessi questi viaggi.

giovedì 31 maggio 2007

Gli stipendi europei: italiani nababbi

Se l'elezione va in porto, l'indennità parlamentare ricompensa lo sforzo:

8.500 euro al mese più i rimborsi spese, più la diaria per la partecipazione ai lavori in commissione e in aula. Gli eurodeputati italiani sono quelli che percepiscono la busta paga più ricca. L'attuale sistema, infatti, prevede che i parlamentari di ogni Paese membro abbiano un'indennità pari a quella dei rispettivi parlamentari nazionali. Il trattamento lordo degli italiani si aggira intorno ai 12.000 euro mensili,

seguono gli Olandesi, austriaci (7.500), gli inglesi (7.100) e i tedeschi (7.000).

Ultimi della fila gli spagnoli, i cui rappresentanti prendono appena 2.618 euro, meno dei portoghesi con salari da 3.449 euro.

L'ultimo tentativo di istituire uno stipendio unico per i parlamentari di Strasburgo è stato respinto dai quindici il 26 gennaio 2004. La cifra avrebbe dovuto essere pari alla metà di quella percepita da un giudice europeo: circa 8.600 euro. Il provvedimento, tra l'altro, avrebbe potuto favorire i Paesi dell'Est.

Attualmente, i parlamentari nazionali ungheresi devono accontentarsi di 761 euro al mese, gli slovacchi di 888, i lettoni di 980. Gli sloveni stanno decisamente meglio: prendono 4.144 euro al mese, stipendio superiore a quello dei colleghi di alcuni Paesi già membri Ue.

Finanziamenti e budget

I partiti si spartiranno una “torta" da 250 milioni di euro per le spese elettorali sostenute in occasione dell'election day. La somma sarà ripartita in base alla percentuale ottenuta da ciascuno. Inutile dire che il buon esito delle votazioni è fondamentale. Per intendersi: un punto in percentuale vale 2,5 milioni di euro (5 miliardi di vecchie lire). A questa cifra ci si è arrivati negli anni e con piccoli aggiustamenti. Alle elezioni del 1999 fu approvata una legge sui rimborsi elettorali che elargiva oltre 160 miliardi ai partiti: 3.400 lire per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali. Nel 2002 i rimborsi si sono quasi triplicati: 5 euro. Il tutto grazie a una delle rarissime leggi approvate in un clima bipartisan. Inoltre gli iscritti alle liste elettorali, causa invecchiamento della popolazione, sono aumentati superando i 50 milioni. Così nelle casse dei partiti arriveranno, questa volta, 250.038.250 di euro. Per vincere bisogna spendere e chi spende e perde, oltre al seggio, perde quel che ha speso. Per il 2004 i budget iniziali dichiarati dalle forze politiche viaggiano a 6 zeri.
Forza Italia ha stanziato per ora circa 25 milioni per una campagna fatta non solo di manifesti con Berlusconi. Il partito ha per esempio pubblicato un libricino di 50 pagine destinato ai 250mila iscritti in cui sono riportate le realizzazioni del governo e vengono confutate le "menzogne" dell'opposizione. La Lista Prodi ha messo in campo una cifra iniziale di 6 milioni per tutte iniziative: manifesti, spot, incontri dei leader sul territorio (non sono comprese le spese sostenute dalle strutture periferiche, che a loro volta si autofinanziano grazie a donazioni). Cifra destinata a lievitare fino a 8 milioni nell'ultima fase "calda" della campagna elettorale. I Verdi e L'Udeur prevedono una spesa di 1 milione. Chi ha solo spese è invece il singolo parlamentare, impegnato in una corsa difficilissima, perché deve ottenere preferenze in una circoscrizione che comprende 4 o 5 regioni. Le Europee possono costare anche 1 miliardo ecchie lire, come mostrano i resoconti del 1999. Ma al momento nessun candidato svela il suo budget.

QUANTO CI COSTANO I POLITICI

Proprio mentre Silvio Berlusconi annunciava a reti unificate che bisognava stringere la cinta e riformare le pensioni se non si volevano far saltare i conti pubblici, gli onorevoli si sono concessi un nuovo aumento. Quatti quatti, appellandosi all’automatismo che lega gli “stipendi” degli eletti a Montecitorio a quelli dei magistrati presidenti di sezione della Cassazione, i deputati a fine settembre hanno incrementato l’indennità parlamentare di 605 euro. Così da 10.974 euro al mese, la retribuzione sale a 11.579. Con un aumento percentuale del 5,5, ben superiore all’inflazione programmata cui è agganciata la dinamica salariale dei comuni mortali. Non contenti, gli onorevoli si sono concessi anche gli arretrati, a partire dal primo gennaio 2003. Così nella busta paga di settembre hanno trovato l’una tantum di 4.840 euro. Un bel modo per festeggiare la riforma delle pensioni. A proposito di trattamenti di quiescenza, quelli degli ex parlamentari vanno da un minimo del 25 a un massimo dell’80 per cento dell’indennità, a seconda degli anni di mandato, e il vitalizio, per chi è stato più a lungo a Montecitorio, può essere goduto dai 60 anni. Cambierà dal 2008? Per completezza, è bene ricordare che i deputati ricevono mensilmente anche una diaria di circa 4 mila euro (che si riduce se sono assenti alle votazioni), più 4.190 euro per i collaboratori e per altre spese nel proprio collegio, più una cifra tra i 3.323 e i 3.395 euro al trimestre per raggiungere l’aeroporto, più 3.100 euro annui per viaggi all’estero (di studio, naturalmente), più 3.099 euro annui per le spese telefoniche, più...” Una pausa per riaversi è indispensabile. Pochi istanti e la pressione arteriosa e le pulsazioni cardiache torneranno nella norma. Forse. Già nell’Agosto del 2002 (se non ricordo male la data) il nostro parlamento aveva approvato quasi all’unanimità (si era astenuto un unico parlamentare, leghista) un incremento dell’indennità parlamentare, camuffandolo in un emendamento di una legge minore votata con un vero e compatto atteggiamento bipartisan dall’assemblea per nulla schifata dall’imbarazzante collimare d’interessi degli opposti schieramenti, sempre pronti a pugnace atteggiamento reciproco, mediaticamente studiato ad uso e consumo dei rispettivi elettorati. (la fonte allora fu il Corriere della Sera). Ora accade di nuovo. Le cifre dell’articolo di Forcellini parlano da sole. E’intollerabile che i parlamentari italiani possano legiferare in tema dei loro stessi stipendi. E’ come se ognuno di noi decidesse da solo il proprio salario senza concordarlo con nessun’altra parte in causa. Che poi l’aumento dell’indennità sia in percentuale più o meno doppia dell’inflazione programmata è un abuso. La carriera politica si rivela sempre più un lucroso affare, al momento superiore alla media degli investimenti del mercato borsistico. Spiegabile a questo punto la pletora di candidati che sgomitano in concomitanza di ogni consultazione elettorale e che con un fair play anglosassone, non paghi degli spazi per le pubblicità messi a disposizione dalle autorità locali, arrivano a tappezzare cassonetti per l’immondizia e alberi delle nostre città: passi per i primi, adatti ad accogliere certe proposte, ma per lo meno il verde pubblico, quel poco che c’è, sarebbe utile che fosse risparmiato da parlamentari e parlamentandi che immancabilmente hanno nei loro programmi elettorali il rispetto dell’ambiente.

A presto, con la speranza di non dover condividere la sorte di tale Josef K.

Ecco perché i parlamentari fanno di tutto -anche cambiare ideologie politiche-

Entrando nel dettaglio, di questi 20 milioni lordi un deputato guadagna netti 9.240.000 lire ai quali si aggiungono 5.500.000 di diaria mensile netti, sempre che il deputato partecipi a tutte le sedute, 15 mediamente ogni mese, per un emolumento di 350.000 a seduta. Per ogni assenza in aula vengono detratte dalla diaria giornaliera solo 300.000 che in genere sono integrate dalla indennità di missione in Italia, ovvero: 300.000 lire. Hanno un rimborso medio mensile per le spese di trasporto pari a 1.300.000 per taxi, traghetti, autobus privati ecc. Per le spese di rappresentanza e di segreteria percepiscono altri 6.870.000 mensili. Sommando il tutto, il guadagno netto di un deputato che non abbia incarichi speciali o di commissioni, e di 23.000.000 puliti, portaborse compreso. Numerosi sono poi i benefit: aerei gratis, treni gratis, autostrade gratis, stadio gratis, musei gratis, viaggi all’estero gratis fino a 4 milioni annui, telefono gratis, fotocopie gratis, corsi di lingue gratis; perfino gli occhiali sono gratis. Senza contare le polizze assicurative e il trattamento di fine mandato (la liquidazione degli onorevoli). Se non si viene rieletti scatta l’indennità di reinserimento nella società civile, e sono quattrini; una fotografia di queste prebende è stata scattata da Gian Antonio Stella. Nel suo ultimo libro, lo spreco, Stella ci illustra come, Arnaldo Forlani famoso trombato della prima Repubblica passando alla cassa dello Stato ritirò la bellezza di 439 milioni, De Mita prima di rientrare in politica, percepì 378 milioni, il Bettino nazionale 317 milioni, Gava 268 milioni. E le pensioni? Sono d’oro anche queste. Il motto sembra essere questo: “tagliamole ai poveri per darle ai ricchi”, una specie di Robin Hood all’incontrario. Basta una legislatura, infatti, per assicurarsi un trattamento pensionistico da passare il resto della vita a comprare gelati ai bambini: 3.700.000 lire ogni mese; con due legislature, 5.200.000; tre legislature, 7.000.000 e cosi via fino ad arrivare agli oltre 10 milioni di chi legislature ne ha collezionato sette. Peraltro, il numero dei parlamentari messi a riposo, e di gran lunga superiore ai 955 tra deputati (630) e senatori (325). Beneficiano di privilegi quasi come se fossero in carica. A cominciare appunto dalle pensioni. Il Quirinale invece è impenetrabile, si dice che è la privacy del Colle. La legge 441 del 82, permette di conoscere le indennità e le spese degli amministratori, dal Presidente del Consiglio dei ministri ai consiglieri comunali, fuorché uno: il capo dello Stato. Nel ’97 la prima velina sulle spese quirinalizie ci informa che l’assegno personale, chiamato anche appannaggio del presidente della Repubblica, allora Scalfaro, è stato di 351.476.000. Il Quirinale nel suo complesso costa agli italiani da 250 a 300 miliardi l’anno, il che vuol dire che un settenato può costare oltre 2.000 miliardi. Una ciliegina da porre sopra questa torta pubblica è la seguente: il nuovo ordinamento in elaborazione al Quirinale prevede che sia assegnata ai figli primogeniti degli ex presidenti della Repubblica un’auto di servizio con relativo autista. Amici come prima. Le recenti elezioni in Giugno hanno eletto rappresentanti al Parlamento europeo, nei consigli provinciali e nei consigli comunali. Un brevissimo sguardo su Strasburgo per vedere cosa significa l’Europa è d’obbligo. Essere eurodeputato nel ’99 significa: un’indennità di carica di 18.700.000 ogni mese; per la gestione degli uffici, posta, computer, giornali e telefono, altri 6.500.000 ogni mese; per le spese di segreteria ed assistenti altri 18.544.000 ogni mese; per i corsi di lingua 250.000 ogni mese; corsi di informatica, 333.000 ogni mese; per le spese mediche, altri 2.500.000 ogni mese; la diaria è di 4.700.000 ogni mese; per i trasferimenti dal Bel Paese a Strasburgo sono 12.000.000 ogni mese (3 milioni a trasferimento per quattro volte al mese). La somma? Eccola: 63.527.000 al mese, il che vuol dire per 12 mesi 762.324.000 che per i cinque anni di legislatura fa una montagna di soldi: 3.811.620.000. Benefit esclusi, come ad esempio i 90 milioni di reinserimento se non rieletti dopo la prima legislatura, piuttosto che i 12.980.000 di pensione che un eurodeputato dovrà riscuotere all’età di 60anni, e se è vero che in Italia si vive fino a 78 anni, come stabilito dalla legge, rimarrebbero 18 anni da vivere serenamente, calcolo alla mano: 12.980.000 moltiplicato 12 mesi e ancora per 18 anni. Totale: 2.803.680.000. Il tutto reversibile.