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mercoledì 18 luglio 2007

vicepresidente del Veneto: Luca Zaia

A 200 km/h in autostrada, patente ritirata
bufera sul vicepresidente del Veneto

Luca Zaia attacca: "Cambiare i limiti di velocità, sono troppo bassi
Sono soglie anacronistiche che vanno elevate di 20 chilometri almeno"

ROMA - Ammette di aver spinto l'accelerato ben oltre il limite consentito. E spiega di averlo fatto per rispettare un impegno lavorativo. Sfruttando però l'occasione per rilanciare la sua battaglia politica: l'aumento del limite di velocità sulle strade. Il vicepresidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia, sorpreso da una pattuglia della Polstrada a correre lungo l'autostrada A27 nei pressi di Conegliano (Treviso) a 193 chilometri l'ora, si è visto recapitare la multa da 407 euro e la notifica di ritiro della patente.

Ma il doppio colpo non ha intaccato le sue certezze. Anzi le ha rafforzate. "Bisogna assolutamente rivedere i limiti di velocità - dice il leghista - 50 chilometri l'ora nei centri abitati e 130 in autostrada sono soglie anacronistiche che vanno elevate almeno di 20 chilometri".

Anche perché, racconta Zaia, oltre al danno è arrivata anche la beffa. Al vicepresidente, infatti, non è andata giù la la battuta della pattuglia della Polstrada che lo ha bloccato: "Ma quelli come lei non girano con l'auto blu e l'autista?". Ma guai a ipotizzare che la sua iniziativa sia una "ritorsione" dopo la multa: "E' un'idea che ho sempre sostenuto". E che, spedendo una mail al sito www.lucazaia.eu, potrà essere sostenuta.

Queste le proposte del vicepresidente veneto: aumentare i limiti di velocità portandoli da 50 a 70 km/ora nei centri abitati e dai 130 ai 150 km/ora in autostrada, inasprire le pene per i trasgressori commutando la perdita dei punti in ritiro della patente. Infine, per chi guida in stato di ebbrezza, dice Zaia "dovrà essere imposto il carcere".

Ora l'esponente leghista dovrà invece ricorrere all'aiuto di amici e conoscenti che gli faranno da autisti improvvisati nel periodo in cui sarà senza patente. "Non mi preoccupo troppo - confessa il leghista - già stamattina ho ricevuto almeno 70 sms e altrettante e-mail di persone, molte delle perfette sconosciute, che si offrono di farmi da autista". Sperando che, almeno loro, rispettino i limiti di velocità.

(18 luglio 2007) fonte: larepubblica.it

VIVA L'ITALIA

ROMA - Gustavo Selva ci ripensa e rimane senatore. L'esponente di Alleanza Nazionale Gustavo Selva ha deciso di ritirare le dimissioni che aveva presentato dopo le polemiche di cui era stato al centro per aver utilizzato un'ambulanza, il giorno della visita di George W. Bush a Roma, in modo da poter arrivare in tempo negli studi di La7 e poter partecipare a una trasmissione televisiva.

"I cittadini mi invitano a restare e perciò ritiro le dimissioni - ha annunciato Selva nell'aula di Palazzo Madama - Assumo su di me la reponsabilità politica di ritirare le dimissioni presentate con lettera l'11 giugno. Lo faccio per rispetto vostro". "E' mio dovere - ha proseguito il senatore di An - e rispetto per voi. Se voi mi assolvete potrebbe sembrare la casta che si autodifende", ha detto Selva che ha parlato per oltre mezz'ora nonostante il presidente di turno, Roberto Calderoli, abbia minacciato più volte di togliergli la parola.

In aula, Selva ha anche raccontato la sua versione sull'episodio dell'ambulanza: "Ho cercato per 30 minuti con un agente di polizia di far arrivare un taxi almeno fino a ponte Cavour, ma invano. Il blocco per la presenza di Bush era ferreo". Inoltre, ha detto, "quelle concitate telefonate mi provocarono delle fibrillazioni cardiache e quindi sono stato messo sull'autoambulanza di Palazzo Chigi e sono andato all'Ospedale San Giacomo. Poi mi sono rapidamente ristabilito e mentre Palazzo Chigi mi proponeva una seconda auto, con l'autista dell'ambulanza si è deciso che fosse lui a portarmi a via Novaro", dov'era lo studio dell'emittente La7.

Il senatore di An ha quindi accusato il ministro della Sanità Livia Turco di aver detto il falso quando ha sostenuto che "il bilancio poteva essere più tragico se un'altra persona avesse avuto bisogno dell'ambulanza". "Questo - ha affermato il senatore di An - non poteva accadere perché l'ambulanza era a disposizione solo per chi si trovava a Palazzo Chigi".

Selva, dopo aver citato alcune e-mail piene di insulti che gli sono giunte in quei giorni ("maledetto ladro", "cane, si vergogni", "schifoso maledetto" e altre che ha letto per intero) ha detto che le accuse del ministro Turco lo hanno "addolorato, offeso, ma non meravigliato". "Vedo - ha proseguito - che il lessico vetero-comunista per infangare l'avversario politico resta duro a morire in una senatrice post-comunista".

Dopo aver ripercorso la sua carriera, prima come giornalista, e ora come parlamentare e dopo aver ricordato l'autoambulanza di Mussolini che fece storia, Selva ha ricordato di "non essere mai stato toccato da una sola accusa di corruzione, concussione, tangenti, associazione mafiosa o consumo di cocaina".

"Non dobbiamo commettere l'errore di cavalcare il tema dell'antipolitica. L'uscita dal Senato sarebbe una bella morte politica di un eroe per un giorno" ha aggiunto il senatore che verso la fine della sua arringa difensiva ha rivelato il motivo del ritiro delle sue dimissioni: "Un voto in meno del centrodestra al Senato è un giorno in più per il governo Prodi".

Fonte : www.repubblica.it

Non c'e' che dire.......al peggio non c'e' mai fine......
Memorabile poi la parte del suo "discorso" dove dichiara che se, ad "assolverlo", fossero' stati i suoi colleghi sarebbe sembrata l'autodifesa della casta.....questo e' anche andato oltre...si auto autoassolve.....macche' casta.....
Mi sorge spontanea una domanda....ma chi sarebbero quei cittadini che gli hanno chiesto di rimanere ??????????????E soprattutto perche' ??? (vaffanculo anche a loro)
shockshockshockshockshockshockshock
Poi la solita inqualificabile conclusione del solito inqualificabile esponente di una becera destra...se mi critichi sei un COMUNISTA !
Allora Selva senti : io non sono comunista...ma VAFFANCULO lostesso !

venerdì 13 luglio 2007

15milioni di italiani sono indigenti o a rischio povertà

fonte eurispes,,,
oltre ai pensionati al minimo, ai precari si aggliunge ora l'inflazione tanto che negli ultimi decenni la perdita del potere di acquisto di salari e pensoni si aggira su in media del 20%,,,,,,,,,
mentre gli imprenditori continano a incrementare la loro quota di profitto ed a mandare i capitali nei paradisi fiscali.
I paradisi fiscali per gli imprenditori... certo... ma per "imprenditori" come berlusconi, benetton, tronchetti provera, e via discorrendo, non certo per il piccolo!!!

lunedì 9 luglio 2007

GENERAZIONE DI SCHIAVI

Ho trovato quest'articolo che, se messo sotto una luce diversa da quella che ci fanno vedere, fà realmente capire cosa dobbiamo subire......... SIAMO UN PAESE CON I PADRONI. STIAMO FORMANDO UNA GENERAZIONE DI SCHIAVI PER QUESTI PADRONI, I NOSTRI FIGLI SONO SCHIAVI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
"Fermerò il ritorno dello Stato"
l'ultima sfida del neopresidente "Ho accettato nel nome delle regole e del mercato"
di FEDERICO RAMPINI

"Fermerò il ritorno dello Stato"
l'ultima sfida del neopresidente"
Guido Rossi
"CHE DESTINO: dieci anni fa il governo Prodi mi chiamò per privatizzare la Telecom: ora tocca a me sottrarla a molti pericoli, incluso il rischio di una rinazionalizzazione strisciante". Il professor Guido Rossi passa il sabato chiuso nella sua bella casa milanese davanti al Castello Sforzesco, fra gli scaffali di libri antichi e la collezione di quadri che spazia dal Rinascimento al surrealismo.

Meglio non uscire per evitare l'assedio dei giornalisti e delle televisioni. Nella tranquillità familiare può meditare a sangue freddo sulla nuova sfida che ha accettato di affrontare da venerdì sera. Come sempre, ama osservare le emergenze più acute dall'alto della sua visione sui limiti del nostro sistema economico. Riflette sulla "maledizione del capitalista-manager" che stavolta ha colpito Marco Tronchetti Provera.
Rievoca le discussioni che ebbe con un amico scomparso, Bruno Visentini, sul "capitalismo virile" all'italiana. Sorride della battuta di Berlusconi sul fatto che ci sono troppi Rossi in Italia. Non nasconde però un certo fastidio per il rumore di fondo delle polemiche che già hanno seguito la sua nomina a presidente della Telecom. L'opposizione grida all'incompatibilità degli incarichi perché lui rimane commissario straordinario della Federcalcio.

"Quale incompatibilità? Nessuno spiega dove sia. E forse dimenticano che quando privatizzai Telecom ebbi anche un ruolo di regista nell'altra privatizzazione dell'istituto bancario San Paolo di Torino. Non sarà la prima volta che mi tocca fare più di un mestiere". Uno de compiti urgenti che lo attendono è restituire serenità alla più grande azienda italiana di servizi, far sì che gli uomini della Telecom possano tornare a concentrarsi sulle strategie e sul risanamento dell'azienda dopo mesi di incertezze e di turbamenti. Per ridare serenità al gruppo lo aiuterebbe anche un po' di discrezione da parte del governo.

Invece ecco il ministro Mastella che gli chiede di lasciare la Figc, la sua collega Melandri che reagisce irritata "per non essere stata avvertita prima".
Forse Romano Prodi potrebbe aiutarlo disciplinando il coro, inaugurando una benefica tregua delle grida attorno a una delle ultime grandi aziende italiane.
No, a lasciare l'incarico di commissario straordinario della Figc lui non ci pensa perché sarebbe un tradimento: abbandonare proprio in vista del traguardo un compito a cui si è dedicato con passione.

Qualcuno si era stupito che lui avesse accettato di operare con il suo bisturi anche "calciopoli". Ma in questi mesi di lavoro Guido Rossi ha avuto conferma della sua intuizione: che dietro lo scandalo del calcio c'era una crisi non solo sportiva, c'era un pezzo della pervasiva patologia italiana. E' quello che lui oggi definisce "un intreccio perverso tra affari, sport, informazione, politica". Rifondare il calcio italiano, varare quelle nuove regole che lui annuncerà in tempi brevi, è una riforma che ha un valore simbolico profondo per il paese, tocca un nodo cruciale per la cultura della legalità in larghi strati dell'opinione pubblica nazionale.

Ma l'impresa di rifondare il calcio italiano volge quasi al termine, la seconda missione Telecom invece è appena iniziata.
Accettando l'incarico dal consiglio d'amministrazione venerdì Rossi ha annunciato chiaramente "l'intenzione di svolgere il mandato in continuità con le strategie e gli obiettivi già individuati dal consiglio, proseguire nelle operazioni comunicate al mercato". Quelle parole non significano che Rossi si sia legato le mani in partenza, che abbia accettato di essere un semplice esecutore: non lo è mai stato in vita sua. In quella dichiarazione va sottolineata l'ultima parte. Il rispetto del mercato. E' un dovere con cui il grande giurista milanese si è sempre identificato. E' il paradosso che lo ha visto nel ruolo di critico severo del capitalismo, in nome del mercato.

"Perché il capitalismo crea diseguaglianze, genera monopoli, mentre il mercato favorisce la democrazia economica, nasce dalla forza delle regole, vive di trasparenza". Questo spiega perché, dopo una carriera unica che lo ha già visto padre dell'antitrust e della Consob, salvatore di Ferruzzi-Montedison, Rossi abbia accettato di sobbarcarsi quest'altro fardello. Per il rispetto di un mercato che sul caso-Telecom è stato sconcertato dai polveroni, dalle interferenze politiche, dalla mancanza di visibilità sul futuro dell'azienda.

La prima cosa che Rossi vorrà fare da presidente dell'azienda è vederci chiaro, come sempre. Vorrà capire lo stato esatto dei conti. Vorrà verificare che l'indebitamento sia, come sembra risultare alle banche, un problema sotto controllo e governabile.
Forse nel momento in cui Tronchetti ha accettato di fare un passo indietro ha già rimosso un ostacolo alla fiducia del mercato, e si scoprirà che il gruppo non è affatto un malato incurabile. La vendita della Tim? E' presto per parlarne. Accettando di svolgere il suo mandato "in continuità con le strategie già individuate dal consiglio" Rossi non ha firmato quella vendita della Tim a investitori stranieri che paventa il governo. Le "operazioni già comunicate al mercato" per ora sono la divisione in società distinte della rete fissa e della telefonìa mobile. Rossi non scopre le sue carte con nessuno, deciderà per il bene dell'azienda e dei suoi azionisti.

Forse solo a lui può riuscire il capolavoro: condurre in porto il risanamento dell'impresa, gestirla come una public company (il suo obiettivo originario in occasione della privatizzazione del '97) per il solo fatto di essere lui un garante super partes, notoriamente indipendente. Alla fine, in questo modo toglierebbe un'incognita dall'orizzonte del governo Prodi.

Aiuterebbe anche Tronchetti, che rimane un azionista importante del gruppo e non può che ricavare vantaggi da un risanamento del bilancio. In questa quadratura del cerchio Rossi avrà anche un altro obiettivo, che gli è sempre stato caro: "Fare dell'Italia un paese un po' più europeo". L'Europa è uno dei suoi riferimenti più solidi. Dieci anni fa la privatizzazione Telecom fu anche funzionale a un risanamento della finanza pubblica, fu un'operazione-fiducia nella fase storica dell'aggancio all'euro.

Oggi si tratta di evitare che la Telecom diventi un altro casus belli fra Roma e Bruxelles, un nuovo focolaio di tensione come le Autostrade per i sospetti di protezionismo. Rossi non si stanca mai di denunciare il sottile filo di continuità che lega "l'autarchìa corporativa del fascismo, l'interventismo e l'assistenzialismo dei governi democristiani, la scarsa cultura di mercato della sinistra, il conflitto d'interessi endemico", tutto quello che ha contribuito a imporci un "capitalismo opaco, perciò asfittico, miope e ottuso di fronte alle grandi opportunità della globalizzazione".

Coronando una carriera che non ha eguali, in questa missione Telecom il professore non ha un tornaconto personale. Ormai può permettersi di lavorare solo per la gloria, per lasciare un segno innovatore nella storia del capitalismo italiano. Appena qualche anno fa sembrava volesse dedicarsi soprattutto a educare le nuove generazioni: dopo anni di insegnamento del diritto societario ed europeo, aveva scoperto la vocazione accademica di cimentarsi con la filosofia del diritto, per andare al cuore della questione dei valori.

E' convinto che l'Italia "è davvero migliore di quel che sembri". "In questo paese - dice - ci sono persone di una dedizione magnifica, come Francesco Saverio Borrelli, che ci fanno onore. E continuo a incontrare giovani straordinari, che mi danno speranza". Nella nuova impresa si farà guidare dai suoi principi: "L'amore per lo Stato di diritto, per il senso della legalità, l'avversione contro le interferenze della politica".

(17 settembre 2006)

Privatizzazione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La privatizzazione è quel processo economico che sposta la proprietà di un ente o di un'azienda dal controllo statale a quello privato. Il procedimento opposto è la nazionalizzazione o la municipalizzazione. Più in particolare si distingue tra "privatizzazione formale" e "privatizzazione sostanziale" o "materiale": la prima è la semplice trasformazione dello status giuridico di un ente o di una impresa di proprietà pubblica, nelle svariate forme che può assumere, in una società di diritto privato, alle regole di questo assoggettata, la seconda è il vero e proprio passaggio della titolarità della proprietà e di conseguenza del potere di controllo dalla mano pubblica a quella privata. Su scala diversa e facendo riferimento ad altre fonti normative, si può parlare di privatizzazione su scala locale quando le medesime attività vengono messe in atto dalle autonomie locali (regioni, province, comuni, consorzi, enti locali vari, ecc.) riguardo proprie attività produttive ed erogative. Altri significati più ampi del termine si ritrovano nei concetti di liberalizzazione (la cessazione del monopolio pubblico in alcuni settori economici e la conseguente apertura al mercato concorrenziale) e di deregulation (l'eliminazione di vincoli e limiti posti dallo stato all'iniziativa economica privata); oppure la dismissione e l'alienazione da parte dello stato di beni e proprietà, non altrimenti vincolate o inalienabili, in favore di acquirenti privati, e anche, riguardo al c.d. pubblico impiego, il passaggio dalla contrattualizzazione di diritto pubblico (amministrativa) dei dipendenti a quella di diritto privato (contrattuale e civilistica). La stagione delle privatizzazioni in Italia [modifica] Nel periodo dal 1991 al 2001 molte aziende sono state privatizzate:
ENI, di cui Goldman Sachs acquisì l'intero patrimonio immobiliarele aziende controllate dall'IRI, tra cui la SME (agroalimentare).
Le privatizzazioni nel settore agroalimentare [modifica] Nel settore agroalimentare, tradizionalmente importante per l'economia italiana, le ditte che vennero acquistate da proprietà estere, furono:
Locatelli
Invernizzi
Buitoni
Galbani
Negroni
Ferrarelle
Peroni
Moretti
Fini
Perugina
Mira Lanza
Nel 1993 avviene la privatizzazione del gruppo Sme, azienda pubblica controllata dall'IRI con una quota del 64%. Nel luglio 1993, con la prima tranche della privatizzazione, relativa al settore surgelati e a quello dolciario del gruppo Sme, il gruppo svizzero Nestlé acquisisce i marchi:
Motta
Alemagna
La Cremeria
Antica Gelateria del Corso
Maxicono
SurgelaMarefresco
La Valle degli Orti
Voglia di pizza
Oggi in Tavola.
Nel 1997, attraverso il gruppo Perrier-Vittel, Nestlé acquista il 100% della Compagnie Financiere du Haut-Rhin, e di conseguenza acquisisce il gruppo San Pellegrino-Garma coi marchi:
San Pellegrino
Levissima
Recoaro
Pejo
Fiuggi
Panna
Claudia
San Bitter.

giovedì 5 luglio 2007

IL DISASTRO DI UNA NAZIONE

DI GIORGIO MALABARBA
E-Polis

Non si era mai visto che un incontro decisivo tra governo e sindacati per decidere le sorti di un grande gruppo industriale, anzi di uno degli ultimi gioielli di famiglia, la Fincantieri, sia fatto saltare letteralmente all'ultimo minuto e la decisione di privatizzare la cantieristica italiana di avanguardia sia inserita nel Dpef.

E' successo il 28 giugno: sindacalisti esclusi da Palazzo Chigi e Consiglio dei ministri che delibera la quotazione in borsa del gruppo.

E' paradossale poi, date le condizioni di salute di un'impresa che dispone di ben 8 cantieri navali, due sedi di progettazione, un centro di ricerca, una società di sistemistica e una fabbrica di motori per un totale - tra diretti, appalti e indotto - di 25/30mila lavoratori.

Parliamo di 7 anni di risultati economici positivi che hanno prodotto un'accumulazione di riserve senza precedenti, consentendo perfino nuove acquisizioni oltre a dividendi per l'azionista; nessun indebitamento con le banche; un posizionamento competitivo importante nel settore delle navi da crociera; un portafoglio di ordini di 16 miliardi di euro, mai raggiunto in precedenza: Qui non si sta parlando di Alitalia: Eppure la pervicacia con cui il Tesoro persegue la linea di svendita del patrimonio produttivo può spiegare anche perché non si è voluto rilanciare la stessa compagnia di bandiera.

Sostiene un autorevole studioso, come il professor Luciano Gallino, che lasciar scomparire quasi completamente in vent'anni tutti i principali settori industriali non è impresa da poco: occorre essere invasi dalla concezione liberista, tanto ideologica quanto falsa, che la produzione manifatturiera è solo un'appendice fastidiosa della finanza, riducendo così la settima economia del mondo a un nano industriale: Risultato: l'Italia, ad esempio, è uno dei maggiori consumatori di telefonini al mondo, ma non ne produce neanche uno !

L'amministratore delegato di Fincantieri aveva sottoposto la quotazione in borsa a Tremonti, ma è riuscito nel suo intento solo con Padoa Schioppa.
Nonostante scioperi, manifestazioni nazionali, una petizione di massa e alcune, evidentemente solo simboliche, minacce di crisi di governo da parte della "sinistra radicale". Voto unanime al Cdm e sindacati fuori dalla porta. E se l'avesse fatto Berlusconi ?

Giorgio Malabarba (Associazione sinistra critica)
Fonte: http://www.epolismilano.it/

Aerei blu: 7500 ore di voli gratis


Aereo Settemilacinquento ore extra di volo con l'aereo blu. E non parliamo delle alte cariche dello Stato, quelle che hanno diritto a imbarcarsi sui jet Falcon e Airbus schierati dall'Aeronautica sulla pista di Roma Ciampino. No, questa è la stima dei viaggi a bordo della seconda flotta di velivoli vip basata poco lontano, a Pratica di Mare: la squadriglia di Piaggio 180, vere "Ferrari dei cieli". Il 14mo stormo, che dovrebbe occuparsi di altre missioni, da quando ha ricevuto quindici lussosi bimotori Piaggio è stato continuamente chiamato a fare da taxi per uomini di governo. Un'armata di sottosegretari, capi di commissioni parlamentari e assistenti si è seduta sulle poltone, otto per ogni aereo, spostandosi comodamente per l'Italia a spese del contribuente. Adesso lo stormo ha festeggiato un record: trentamila ore di volo con i Piaggio 180. In media, come ha dichiarato il comandante del reparto un anno fa, un quarto dell'attività viene svolta su richiesta della presidenza del Consiglio: si tratterebbe quindi di 7500 ore di viaggi di Stato. La stima è sicuramente calcolata per difetto. Perchè gli hangar di tutte le istituzioni pubbliche, come ha raccontato "L'espresso" un anno fa, si stanno riempiendo di meravigliosi biturbina Piaggio: ne sono stati acquistati 17 tra Marina, Esercito, Forestale, Vigili del Fuoco, Protezione civile, Carabinieri e Polizia. Tutti velivoli, tranne tre eccezioni, che non hanno apparati per compiere missioni di sorveglianza, nè spazio per imbarcare materiali. Il Piaggio, infatti, è un aereo executive: elegante, comodo, prestigioso ma senza posto nemmeno per una valigia. Figuriamoci poi le dotazioni di squadre speciali. Insomma, un aereo a misura di portaborse. Il costo? Otto milioni di euro circa per ogni bimotore.

fonte: http://www.spreconi.it/2007/06/aerei_blu_7500_.html

lunedì 25 giugno 2007

Luxuria attore contestato


TRIESTE - «Luxuria, quanto ci costi»: si leggeva su uno striscione esposto da un gruppo di militanti di Azione giovani davanti al Teatro romano di Trieste, pochi minuti prima dell'inizio dell'«Elena» di Euripide, interpretata dal parlamentare di Rifondazione comunista Vladimir Luxuria, nell'ambito della rassegna «Teatri a teatro», promossa dalla Provincia. «Con questa manifestazione simbolica intendiamo sollecitare un chiarimento, da parte della Provincia, sull'eventuale compenso percepito dall'onorevole Luxuria per la rappresentazione teatrale di questa sera - ha spiegato Arturo Governa dell'esecutivo nazionale di Azione giovani -. Luxuria è già pagato con denaro pubblico per fare il deputato e non ci sembra opportuno, soprattutto in questo momento in cui si parla degli alti costi della politica, che prenda altro denaro pubblico per fare l'attore». «Non è nostra intenzione disturbare né lo svolgimento della rappresentazione né chi viene a seguirla» ha assicurato Governa.
«OMOFOBIA PREOCCUPANTE» - «Sono allarmata e preoccupata per l'autorizzazione che la Questura di Trieste ha dato a una manifestazione di protesta contro la realizzazione dello spettacolo - ha detto lo stesso Luxuria in una nota -. Autorizzare una manifestazione di chiaro stampo fascista per impedire le prove, lo spettacolo e per terrorizzare il pubblico è un segno preoccupante di omofobia sempre più presente nel nostro Paese». Luxuria è dunque protagonista dell'opera di Euripide: ora sposa fedele, ora amante capace di inganni e menzogne pur di salvarsi. La storia si svolge nell'antico Egitto, dove la donna più affascinante della Grecia, Elena appunto, è stata portata via da una divinità, mentre a Paride, arbitro della contesa tra dee, viene data in premio solo un'immagine di lei, fatta di nuvole e fumo. Lo spettacolo si avvale di interventi di Giorgio Pressburger.
25 giugno 2007
fonte: www.corriere.it

mercoledì 20 giugno 2007

I parlamentari che comprano droghe finanziano la violenza


Lo staff freesud di riberaonline rivendica con forza il diritto del popolo italiano a conoscere i nomi dei parlamentari della Repubblica che usano sostanze stupefacenti. Le droghe in Italia sono illecite e quindi importate e dristibuite dalle organizzazioni criminali-mafiose che traggono enormi vantaggi economici dal loro commercio. Molte di tali sostanze provengono dall'Afghanistan o dalla Colombia dove servono a sostenere economicamente il terrorismo. Ogni soldo dello stipendio parlamentare che finisce nell'acquisto di droghe non fa altro che incrementare i guadagni delle mafie e del terrorismo. I cittadini hanno il diritto di sapere chi finanzia indirettamente queste organizzazioni. E' un diritto democratico. Io non voglio votare chi si comporta in questo modo. Io voglio sapere chi sono queste persone così poco onorevoli. Non c'è diritto alla privacy che tenga. Abbiano il coraggio delle proprie azioni. Conigli che si nascondono dietro i privilegi dello status di parlamentare mentre poveri ragazzi per uno spinello subiscono infinite umiliazioni e serie conseguenze legali. Siete indegni.

Il test effettuato dalla "Iene" ha rivelato come su un campione di 50 parlamentari analizzato 16 di essi sono risultati positivi alle droghe. In particolare il 24% (12 persone) alla cannabis e l' 8% (4 persone) alla cocaina, in totale quindi il 32% dei parlamentari analizzati sono risultati positivi alla droga. Un parlamentare su tre. Il test però è stato effettuato con il metodo del drug wipe (metodo infallibile) che rileva tracce di stupefacenti soltanto se assunti entro 36 ore. Questo mi sembra un particolare da non sottovalutare, perchè sta ad indicare che la percentuale di parlamentari positivi alle droghe è suscettibile di un notevole aumento, se soltanto si ricorresse al drug test tradizionale, effettuato sulle urine (come per gli appartenenti alle forze di polizia) in grado di rilevare tracce anche dopo un mese dall'assunzione della droga. Chi consuma droga abitualmente, infatti, non è detto che lo faccia giornalmente ma può accadere che il consumo avvenga con una cadenza diversa ( ad esempio ogni due-tre giorni). Quindi secondo me il 32% di parlamentari che usano droghe è una percentuale da rivedere molto al rialzo!!!

mercoledì 13 giugno 2007

puliamo il parlamento


25 CONDANNATI DEFINITIVI IN PARLAMENTO (Aggiornato a Giugno 2006)

  1. Berruti Massimo Maria (FI)

  2. Biondi Alfredo reato poi depenalizzato (FI)

  3. Bonsignore Vito (Udc - Parlamento Europeo)

  4. Borghezio Mario (Lega Nord - Parlamento Europeo)

  5. Bossi Umberto (Lega Nord - Parlamento Europeo)

  6. Cantoni Giampiero (FI)

  7. Carra Enzo (Margherita)

  8. Cirino Pomicino Paolo (Democrazia Cristiana - Partito Socialista)

  9. De Angelis Marcello (An)

  10. D'Elia Sergio (Rosa nel Pugno)

  11. Dell'Utri Marcello (FI)

  12. Del Pennino Antonio (FI)

  13. De Michelis Gianni (Nuovo Psi)

  14. Farina Daniele (Prc)

  15. Jannuzzi Lino (FI)

  16. La Malfa Giorgio (Pri)

  17. Maroni Roberto (Lega Nord)

  18. Mauro Giovanni (FI)

  19. Nania Domenico (An)

  20. Patriciello Aldo (Udc)

  21. Previti Cesare (FI)

  22. Sterpa Egidio (FI)

  23. Tomassini Antonio (FI)

  24. Visco Vincenzo (Ds)

  25. Vito Alfredo (FI)

leggi fatte appositamente per la casta dei politici

buffoni, casta di mantenuti a vita, senza vergogna nè moralità e manco un minimo di dignità, poi il signor amato le monetine l'ha fatte prendere a craxi mentre lui il topastro d'italia ha continuato i suoi intrallazzi, vorrei sapere a quanto ammonta il suo patrimonio, quello di d'alema, di fassino e degli altri, noi pensionati al minimo a pagare le tasse per mantenere una classe di parassiti,di ladri, che siano di destra/sin/centro,loro che ci muoiono in parlamento, loro che si servono della rai ed altri enti per imboscare amici e parenti, e noi a pagare, noi che abbiamo lo stato che costa il 52% del tutto, loro parassiti che si legiferano,si autoeleggono, che si autoplocamano, mi fanno solo schifo e basta per chi vuole vedere le conversazioni dei nostri politici, onde valutare la loro permanenza al potere, secondo dobbiamo raccogliere le firme per mandarli tutti a casa.

fonte: un post sul blog beppegrillo.it

Poveri italiani,politica costosa e massoneria

con tutto questo casino, tutti a blaterare, ma nessuno che dica,si abbasseremo i costi della politica,anzi berlusca scenderebbe in piazza per scioperare contro il fisco, non per le pensioni basse, o per benzina,pane,casa,ecc, no,lui sciopera solo per se stesso,e noi cosa facciamo?Siamo schiavi di due padroni,insomma questi si giocano a carte il popolo e poi lo gestiscono, ma in primis lo spremono per il proprio tornaconto, povera italia

Massoneria, inchiesta pm Woodcock su logge coperte, 24 indagati
martedì, 5 giugno 2007

BARI (Reuters) - Una "inquietante commistione" tra massoneria, affari, politica e apparati pubblici "di ogni genere e specie" è la cornice in cui si muove la nuova inchiesta del pm di Potenza Henry John Woodcock, chiamata "Massonopoli" e che vede 24 indagati sparsi in tutta Italia. E' quanto riferiscono fonti investigative. L'indagine, già anticipata nei giorni scorsi da alcuni giornali italiani, ha avuto ieri una prima svolta significativa quando la Digos e la squadra mobile di Potenza hanno perquisito abitazioni, studi e locali riferibili ai 24 indagati, dei quali 15 tra Livorno e l'Isola d'Elba e altri nove tra la Basilicata e la Calabria, riferiscono a Reuters le fonti. A Livorno sono stati perquisiti locali che risultano essere adibiti a ufficio del segretario amministrativo dell'Udc livornese, Piero Di Francesco, destinatario di un avviso di garanzia insieme allo zio Giampiero Del Gamba, ex segretario della Dc e ora dirigente Udc di Livorno e Mauro Lazzeri, responsabile del tesseramento del partito. "La perquisizione ha riguardato locali non di pertinenza del partito", ha dichiarato ieri Di Francesco, citato oggi da diversi quotidiani. A Potenza, sono stati portati via documenti, agende e due computer dalla sede della loggia massonica "Giuseppe Colorano 19", aggiungono le fonti. Blitz della polizia anche a Scalea, in provincia di Cosenza, presso la sede massonica "Oriente". Perquisizioni che, spiegano le fonti, continuano in altre parti d'Italia a caccia di documentazione finanziaria e contabile sui presunti affari dei frammassoni. L'inchiesta, partita dalla verifica dell'esistenza di una loggia coperta in Basilicata, segnalata nel 2005 dal faccendiere Massimo Pizza, (arrestato a Potenza nell'ambito di un presunto giro di truffe e traffici in Africa, denominato Somaliagate), si è estesa a tutta Italia e incontra personaggi della P2 che negli anni 70 faceva capo a Licio Gelli. Pizza, interrogato nell'aprile scorso dal magistrato, ha riferito di "una strettissima loggia massonica, o comunque coperta, in rapporti con la criminalità organizzata calabrese, anche a livelli istituzionali altissimi", con infiltrazioni in Basilicata. Pizza non ha voluto fare nomi ma ha confessato di ritenere che "diversi esponenti politici della Lucania siano massoni". Nelle scorse settimane, Woodcock aveva chiesto, senza però ottenerli, gli elenchi degli affiliati alla massoneria legale a tutte le prefetture italiane. Il reato ipotizzato da Woodcock -- è scritto in uno stralcio dell'ordinanza di cui Reuters ha potuto verificare il contenuto -- è la violazione della legge Anselmi, per "essersi associati tra di loro allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione, promuovendo associazioni segrete vietate dall'articolo 18 della Costituzione e pianificando interventi diretti ad accaparrarsi appalti, concessioni e risorse pubbliche, sfruttando i legami scaturiti da rapporti di natura massonica". "Le attività - ha scritto Woodcock nell'ordinanza di 300 pagine - erano dirette a interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, di enti pubblici ed economici, nonchè di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale". Il Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani, la principale organizzazione massonica italiana, ha tenuto a precisare nei giorni scorsi che l'inchiesta su presunte attività segrete o di massoneria deviata non riguarda i propri associati.

lunedì 11 giugno 2007

Taranto. Arrestato prete per violenza su bambine. Spostato di parrocchia in parrocchi

http://www.tarantosera.com/news6.asp?id=7267

Accusato di pedofilia: arrestato a Taranto l’anziano PRETE
12/05/2007

Il prete finito agli arresti domiciliari per presunte molestie su minori qualche mese fa era stato trasferito dall’autorità ecclesiastica in un istituto religioso di Taranto. E ieri mattina proprio nel capoluogo ionico i poliziotti della Squadra Mobile di Foggia gli hanno notificato un provvedimento restrittivo firmato dal gip Rita Curci si richiesta del pm Vincenzo Bafundi del Tribunale del capoluogo dauno. Gli investigatori della Mobile foggiana diretti dal dottor Caricato dopo averlo prelevato dalla struttura religiosa che è situata nel capoluogo ionico lo hanno condotto alla questura di Foggia. Successivamente è stato trasferito in un altro istituto religioso di Castellammare di Stabia dove dovrà rimanere ai “domiciliari” a disposizione dell’autorità giudiziaria. Una brutta storia che avrebbe visto come vittime alcune bambine. Secondo l’accusa l’anziano sacerdote avrebbe rivolto attenzioni particolari alle bimbe quando le piccole si recavano in chiesa per la confessione. Il prete, che è originario di un paesino in provincia di Benevento, prestava la sua opera nella parrocchia del Sacro Cuore, nel rione Candelaro di Foggia. E proprio in quella chiesa secondo i magistrati del capoluogo dauno che hanno coordinato le delicate indagini, nello scorso anno sarebbero avvenuti gli atti di libidine. Sarebbero almeno quattro le bimbe che avrebbero subito le attenzioni particolari del prete. A quanto pare i genitori di una di loro hanno denunciato tutta alla polizia ed è scattata l’indagine. Pare che alcune delle piccole stessero seguendo il corso di preparazione della prima comunione. Il sacerdote le avrebbe accarezzate e toccate all’interno del confessionale La inquietante vicenda sarebbe venuta a galla qualche mese fa dopo che una delle vittime ha avuto un crisi di pianto davanti ai genitori . Alla madre la piccola avrebbe raccontato poi quello che sarebbe avvenuto nel confessionale. I genitori della vittima hanno immediatamente presentato denuncia agli investigatori della Squadra Mobile e la bambina è stata ascoltata dai poliziotti specializzati nelle indagini sui reati a sfondo sessuale, supportati da psicologi. Successivamente si sarebbe risaliti alle altre presunte vittime delle attenzioni morbose del prete. Il sostituto procuratore e il gip gli hanno concesso i domiciliari per motivi di età. Lo hanno fatto arrestare probabilmente perchè hanno ritenuto che sussistesse il rischio di reiterazione del reato. Nei prossimi giorni l’anziano sacerdote sarà interrogato dal giudice delle indagini preliminari che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Il prete tirato in ballo dalla bambina per le presunte molestie sessuali potrà fornire al gip la sua versione dei fatti riguardo ad una accusa davvero pesante.

Sardegna Tassa sui cani

La minaccia dei pastori; protesteremo con i nostri 40 mila animali
Sardegna, arriva la tassa sui cani: 20 euro
L'obiettivo delle nuove norme allo studio della Regione: ridurre i costi del randagismo. Critiche a Soru da destra e da sinistra

DAL NOSTRO INVIATO
CAGLIARI — La tassa sui cani dopo quella sul lusso. In Sardegna i proprietari potrebbero essere presto costretti a pagare venti euro all'anno per ogni cane non sterilizzato. La nuova imposta è allo studio della giunta della Regione e ha subito scatenato polemiche. «Nessuna decisione politica è stata ancora adottata — precisa l'assessore regionale alla sanità, Nerina Dirindin — e si è ancora in una fase preliminare, di studio e di consultazione». Ma è stato sufficiente un vago riferimento nella riunione di un gruppo di lavoro incaricato di predisporre la bozza di un disegno di legge per creare malcontento.
«Nuove tasse? Proprio a ridosso del 20 giugno, data entro la quale le centinaia di migliaia di persone che possiedono una casa sulle coste devono mettere mano al portafogli per pagare le tasse sul lusso volute da Renato Soru?», insorge il centrodestra. Sarebbero i Comuni a decidere se far pagare o meno ai proprietari la tassa sui cani. Soru è preso di mira perché accusato dalla battagliera Michela Brambilla, presidente dei Circoli della libertà, qualche settimana fa a Ballarò: «Quando vengo in Sardegna vedo troppi randagi. Pensi a risolvere il problema». Soru aveva replicato con una battuta, ma nella rapidità con la quale sta prendendo corpo la nuova iniziativa fiscale qualcuno vede la mano del governatore decisionista.
L'obiettivo sarebbe ridurre i costi del randagismo: Regione sarda e Comuni spendono ogni anno cinque milioni di euro l'anno per mantenere cinquemila cani accolti in strutture gestite in gran parte da associazioni animaliste; i randagi sono più di 23 mila. Ci sono poi più di 220 mila cani «regolari», ovvero con un proprietario. Il conto è presto fatto: se ogni proprietario paga 20 euro si arriva quasi a equilibrare le spese di gestione dei canili e si possono impiegare altri fondi (che il ministero è disposto ad assegnare alla Regione) per le adozioni e le sterilizzazioni. Come identificare i proprietari dei cani? Esiste un'anagrafe gestita dalle Aziende sanitarie locali; basta mettere insieme i dati e incrociarli. Ma non è così semplice. Innanzitutto per le proteste.
«Si danneggerebbero i veri amici degli animali e aumenterebbe il randagismo — obietta Emanuele Deiana, coordinatore per la Sardegna dell'Ente protezione animali — . Noi siamo assolutamente contrari». E anche settori del centro sinistra non approvano la tassa: «I cani regolari sono già totalmente a carico dei proprietari; sarebbe incomprensibile tassare proprio loro e sarebbe un incentivo ad abbandonarli», è il parere di Nazareno Pacifico, presidente della commissione sanità del consiglio regionale. La tassa ancora non c'è, molti dubitano che mai ci sarà, ma comunque già si parla di probabili esenzioni: potrebbero non pagarla i proprietari di cani sterilizzati. Esenti, inoltre, i cani guida per i non vedenti, i cani poliziotto e della Protezione civile. E quelli utilizzati per la custodia delle greggi: i cani pastore, che sono almeno 40 mila (in Sardegna ci sono 4 milioni di pecore), quanti i loro padroni che, se ci sarà la tassa, hanno già minacciato una rivolta: porteranno i loro «amici» a Cagliari, davanti alla sede della Regione.
fonte www.corriere.it

domenica 3 giugno 2007

Pensioni in breve

Mi sono sempre chiesto come funziona il settore pensionistico, inizio a fare delle belle scoperte e a rilevare le differenze tra pubblico e privato:

- dall’8 ottobre 1993, ai sensi degli articoli 1 e 2 del DLgs 11 agosto 1993, n. 374, è previsto che il limite dell’età pensionabile sia anticipato di due mesi per ogni anno di occupazione nelle attività particolarmente usuranti indicate nella tabella A allegata allo stesso DLgs n. 374/1993, fino ad un massimo di 60 mesi;

che significa??? significa che il lavoratore pubblico ogni sei anni di lavoro svolto si ritrova con sette anni di contributi, quindi con trent'anni di contributi lavorati avrà diritto a trentacinque anni di contributi, andrà in pensione con il massimo dei contributi e vivrà felice e contento.... io dovro' lavorare per campare pure lui!!!!!!!!!!

venerdì 1 giugno 2007

Sprechi : Fini


Spettacolare arrivo di Fini in centro a Monza per il comizio di ieri sera di Alleanza nazionale. Sette, dico sette, autoblu di tutte le fatture per introdurre un segretario di partito. Ogni personaggio sul palco ne aveva una: impossibile evidentemente fare il blue-car-pooling, ovvero - tradotto in italiano - farsi dare un passaggio dall'amico potente. "Ho una Bmw, tu?". "Un'Alfa". "Allora, andiamo con la tua, in nome dell'italianità". No, ognuno in auto, con il suo autista, a fare un codazzo che neanche Bush.

Sette auto blu, e poca gente, oltre ai militanti e ai candidati. Fini si è preoccupato di parlar male di Prodi, ha parlato del G8 di Genova, ha citato Monza una volta sola, insieme a Verona e a Parma. Ma, soprattutto, ha declamato un accorato appello per "semplificare la politica". Non l'avevano avvisato che la Cdl a Monza si presenta con dodici, dico dodici liste. Talmente tante che non ci starebbero nemmeno sulle tante, tantissime auto blu del lungo corteo dei caudatari del presidente di An. Una vera sfortuna.
Fonte: www.onemoreblog.it
Link: http://www.onemoreblog.it/archives/016371.html

Sempre auto blu

Il parco blu a quatto ruote si è triplicato in due anni passando da 198.596 a 574.215 unità, attribuendo al nostro paese un primato mondiale

La cifra dell’ennesimo scandalo dei privilegi emerge da uno studio condotto da Contribuenti.it, l'associazione che tutela gli interessi dei contribuenti italiani, che ha analizzato il parco auto con conducente esistente presso Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private. Scuderia blasonata, cilindrata ruggente, carrozzeria blu (o grigio-metallizzato), autista al volante, pass incorniciato sul parabrezza, navigatore, cruscotto in radica e sedili in pelle per altolocati fondi schiena.

La classifica dei paesi che utilizzano le “auto blu” vede oggi al comando l'Italia con 574.215 seguita dagli USA con 73.000, Francia con 65.000, Regno Unito con 58.000, Germania con 54.000, Turchia con 51.000, Spagna con 44.000, Giappone, con 35.000, Grecia con 34. 000 e Portogallo con 23.000. Da destra e da sinistra si sono più volte levati accorati appelli per l’abbattimento delle spese dell’immensa flotta di auto raccomandate, ma le buone intenzioni non sono approdate da nessuna parte. Anzi… dal 2001 al 2006, la voce «noleggio di automezzi» nel bilancio delle spese che gravano sulle casse dello Stato ha visto un’impennata da 28 a 140 milioni di euro, pari a un aumento reale del 357%. Con tutti i problemi dell'italia, ci mettiamo a buttar via soldi in questo.. guardate lo stacco tra italia prima e usa secondi!
Fonte: http://radioakalakala.blogspot.com
Link: http://radioakalakala.blogspot.com/2007/05/il-parco-blu-quatto-ruote-si-triplicato.html

Svendita patrimoni dello stato

Dobbiamo sapere certe cose dai giornali esteri?, mi chiede il lettore che mi manda un articolo del Telegraph, di cui lo ringrazio.
Mi limito a tradurlo, a scanso querele:

«Gli italiani brontolano che è la Goldman Sachs a gestire il loro Paese, come i gesuiti governavano durante la Controriforma (sic).
Il premier Romano Prodi è un ex Goldman Sachs, così come il presidente della Banca Centrale Mario Draghi e il vice-capo del Tesoro Massimo Tononi.

Il prezzo di avere tanti amici a corte è che la celebre banca, inevitabilmente, viene implicata negli scandali finanziari che così spesso turbinano attorno alla classe politica italiana.
Dal mese scorso, Goldman Sachs è trascinata in un'inchiesta per corruzione, che si allarga sempre più, riguardante la fusione Siemens-Italtel e risalente alla metà degli anni '90.
L'indagine è arrivata a lambire in modo imbarazzante Mister Prodi, che è stato nel libro-paga Goldman Sachs dal 1990 al 1993, e poi di nuovo nel 1997 dopo la sua prima prova come primo ministro.
L'inchiesta è solo una delle varie indagini in corso in tutta Europa a proposito di una rete di conti neri, del valore di 400 milioni di euro, usati da Siemens per ungere le ruote.
Gli inquirenti di Bolzano sostengono di aver scoperto un pagamento di Siemens di 10 milioni di marchi tedeschi ad un conto Goldman Sachs a Francoforte nel luglio 1997.
Da qui, il denaro è rimbalzato più volte nel mondo, spedito da Londra e Tokio prima di tornare in Germania in forma di yen, secondo il giornale finanziario Il Sole.
Un funzionario di Goldman Sachs, interrogato all'inizio del mese, ha detto che il pagamento di 10 milioni di marchi è stato fatto per una «terza parte sconosciuta».
La Guardia di Finanza ha perquisito la sede di Milano di Goldman Sachs a febbraio, dove ha sequestrato, fra altre carte, un dossier intitolato «M Tononi/memo-Prodi 02.doc»; ha anche messo le mani su una lettera spedita alla Siemens dall'ufficio francofortese di Goldman Sachs nel 1993, che esponeva un buon affare a riguardo di Italtel.

A quel tempo, Italtel veniva privatizzata dalla «holding company» italiana di Stato, IRI, che Prodi aveva guidato negli anni '80 e che sarebbe tornato a guidare ancora prima di diventare premier nel 1994.
La lettera diceva: la «conoscenza dell'IRI e del suo management» da parte della Goldman Sachs «può essere di estrema importanza in una trattativa. Da marzo 1990 il nostro primo consulente in Italia è il professor Romano Prodi».
Si riferisce che Goldman Sachs si è poi assicurata il lavoro come consulente nella fusione Siemens-Italtel.
La banca ha rifiutato di commentare, sostenendo la confidenzialità della cosa.
«Rigettiamo ogni sospetto di improprietà delle nostre azioni e stiamo cooperando pienamente all'inchiesta con le autorità», dichiara.
La procura di Bolzano dichiara che Prodi non è nel mirino dell'inchiesta, anche se sta esaminando i compensi da lui ricevuti da Goldman Sachs.
Mister Prodi ha ricevuto 1,4 milioni di sterline tra il 1990 e il 1993 attraverso una società di Bologna chiamata «Analisi e Studi Economici», di cui è titolare insieme a sua moglie.
La segretaria della ditta ha poi detto al Daily Telegraph che molto di quel denaro veniva da Goldman Sachs.
Mister Prodi è perseguitato da accuse di aver svenduto patrimoni dello Stato ad amici e alleati politici.
L'affare più discusso è stato la vendita del gruppo alimentare Cirio-Bertolli-De Rica nell'ottobre 1993 alla Fi.Svi, una ditta-guscio.
Che immediatamente vendette il gruppo per 310 miliardi di lire (100 milioni di sterline) a Unilever, di cui Mister Prodi era stato consulente pagato fino a poche settimane prima.
Il Credito Italiano aveva valutato il gruppo tra i 600 e i 900 miliardi di lire.
Goldman Sachs era profondamente implicata in questa transazione.
Un memorandum dell'ufficio di Londra della banca, inviato alla Unilever a Milano in data 24 agosto 1993 e stampigliato «strictly confidential», discute l'affare in lungo e in largo e suggerisce il coinvolgimento di Mister Prodi, cosa che quest'ultimo ha sempre negato.
«La Fi.Svi chiamerà Prodi per avere il suo pieno appoggio nella discussione con Unilever», vi si legge.
Una procuratrice di Roma, Giuseppa Geremia, ne trasse la conclusione, nel novembre 1996, che c'erano indizi sufficienti per incriminare Mister Prodi per conflitto d'interesse.

Ma a quel tempo lui era già primo ministro; l'iniziativa della magistrata suscitò una tempesta.
La signora Geremia ha detto al Telegraph che il suo ufficio fu «visitato» da ignoti.
Il caso fu chiuso nel giro di settimane dai suoi superiori, e lei fu esiliata in Sardegna.
Accuse di malversazione contro figure pubbliche devono essere prese con le molle in Italia, dove le lotte politiche vengono spesso decise per via giudiziaria penale.
«Goldman Sachs è trascinata in questa cosa da politici di destra che mirano a Prodi. E' un processo fatto sui giornali», dice un osservatore.

Beh, che dire?
La notizia circola anche in Italia, caro lettore.
Ne ha parlato Il Giornale, ne ha parlato 24 Ore.
Ma forse non hanno raccontato la faccenda nella limpida prosa britannica.
Fatto sta che l'indagine non ha suscitato tutto quello scandalo, interesse e protesta che avrebbe dovuto e potuto, se - poniamo - ci fosse stato di mezzo il Berlusca.
Il Corriere ha tenuto basso il tutto, e così Repubblica, e così L'Unità.
E come ai bei tempi di Guareschi, quando «L'Unità non lo dice», vuol dire che il fatto non è avvenuto.
Nessuno scandalo verrà mai alla luce: la magistratura veglia.
Come testimoniano quelle poche, interessanti righe sulle disavventure della procuratrice Giuseppa Geremia: gli uffici frugati da ignoti in cerca di documenti da far sparire, il superiore che chiude l'inchiesta in fretta, e «sbatte in Sardegna» la malcapitata.
Molto italiano.
Molto italiota.
Molto «cattolico adulto».

Maurizio Blondet

Fonte:
Ambrose Evans-Pritchard, «Italians claim country run by investment bank», Daily Telegraph, 29 maggio 2007.

giovedì 31 maggio 2007

Ecco quanto costano

Oltre 153.000 euro al mese per ciascun deputato
700 milioni di euro rappresentati ai contributi statali all’editoria, che va ai giornali di partiti e sedicenti movimenti politici.
il 39% del debito italiano è in mano all’estero.
il debito degli enti locali dal 2000 al 2004 è quasi raddoppiato, passando dal 3% al 5,30%.
La spesa dal 1999 al 2004 è aumentata del 32,5% nelle regioni, del 57% nelle province – enti praticamente inutili – e del 23% nei comuni.
Il debito delle regioni nel quadriennio 1999-2003 è aumentato del 100%.
Quirinale, 2000 dipendenti
basti pensare al Quirinale. Tanto per cominciare, non sappiamo esattamente quanti dipendenti abbia e come spende le cifre – che dovrebbero essere intorno a 250 miliardi di vecchie lire – che sono la somma del bilancio di una città media come Bologna, di 400.000 abitanti.
I dipendenti del Quirinale dovrebbero invece essere 2000, ma anche il numero è avvolto nelle nebbie. Sono pochi o molti?
Alla Casa Bianca, dove il presidente è contemporaneamente capo dello Stato e del governo, i dipendenti
sono – compresi cuochi, giardinieri e stagiste – intorno ai 400.
Irlanda, dove il Presidente della Repubblica ha funzioni simili a quello italiano, i dipendenti sono 12. Questo ovviamente si riflette su tutto il resto, a cominciare dai parlamentari europei, che guadagnano 149 mila euro all’anno contro i 10 mila degli ungheresi.
La Camera dei Deputati costa un miliardo di euro all’anno, mentre quella spagnola costa un decimo.
Un deputato italiano costa sei volte un deputato spagnolo, eppure svolgono le stesse funzioni. Anche la riforma costituzionale che è stata bocciata dal referendum aveva proposto una modesta riduzione di parlamentari da 945 a 752, che peraltro sarebbe entrata in vigore – udite, udite – nel 2016.
Un numero sempre sproporzionato se si pensa che con una popolazione enormemente maggiore negli Usa tra Congresso e Senato sono in tutto 540 e in Russia in totale i parlamentari sono 400, concentrati in una sola Camera. In Italia, si registra anche un eccesso dei livelli istituzionali: per esempio, a cosa servono le 365 Comunità Montane che spendono 800 milioni di euro l’anno, se non per assegnare stipendi ad assessori e presidenti? Ma il tema non attiene strettamente ai partiti (per quanto da questi direttamente derivi): possiamo consentirci di pagare un governatore della Banca d’Italia un milione di euro all’anno, quando il presidente della Federal Reserve statunitense costa 180 mila dollari ai contribuenti americani? È una cosa possibile?
questi privilegi e questi costi si estendono ope legis anche a commessi, segretari, bidelli che lavorano al Quirinale, alla Corte Costituzionale, alla Camera, al Senato e via dicendo? Si tratta sempre di dipendenti della pubblica amministrazione, eppure percepiscono il triplo, il quadruplo, il quintuplo di quello che guadagnano coloro i quali svolgono le stesse funzioni nei comuni, nelle scuole, nei ministeri.
Nel 1993, l’ultima occasione in cui si è raggiunto il quorum di votanti, ai referendum proposti dai radicali, i cittadini italiani risposero con chiarezza e senso di responsabilità, esprimendosi sulla responsabilità civile dei giudici, sulle iscrizioni sindacali, sulla legge elettorale per dare maggiore stabilità alle istituzioni e anche sul finanziamento pubblico ai partiti, abolendolo. Tutti i provvedimenti consequenziali sono stati, uno a uno, vanificati e in particolare oggi il finanziamento pubblico è di gran lunga maggiore di prima. Infatti, solo nel 2005 il finanziamento pubblico ai partiti ha assorbito 196 milioni di euro più i 90 milioni di euro che vengono assegnati ai gruppi parlamentari. A questo va sommata una parte consistente dei quasi 700 milioni di euro rappresentati ai contributi statali all’editoria, che va ai giornali di partiti e sedicenti movimenti politici.
Non ci sono i soldi per aumentare gli organici delle forze dell’ordine, che gli italiani apprezzano come dicono tutti i sondaggi, mentre si trovano milioni di euro per stipendi, giornali e prebende di chi dice di rappresentarci?
SOLO ORA ci accorgiamo, nel silenzio assoluto dei sindacati, che sono 3.302 gli ex parlamentari che ricevono una pensione che oscilla da 3 a 10mila euro lordi.E che tale situazione ha comportato, solo nel 2006, un enorme buco previdenziale di 174 milioni di euro.E teniamo conto che nessun censimento è stato ancora effettuato sui consigli regionali, che, visti gli esempi «virtuosi» che provengono dall’alto, si stanno regolando nella stessa maniera. Alla faccia delle forze dell’ordine e dei milioni di pensionati a 500 euro al mese.
Vanno da un minimo di 3 ad un massimo di 10 mila euro lordi l'anno a seconda degli anni di
contribuzione che variano da 5 a 30, riguardano ben 3302 exparlamentari, cioè deputati e
senatori: e per i suoi 2005 pensionati Montecitorio spende 127 milioni di euro l'anno a fronte

Rimborsati biancheria, carta ingienica e stoviglie. Taglia lo stipendio. Vota qui
Quanto guadagnano gli altri di A. Caruso
Per combattere l'illegalità e assicurare la ripresa italiana ci vogliono investimenti. Ma il Paese è in deficit. Quindi superbolli, tasse, tasse, tasse. Però guai a toccare i privilegi dei politici. Ma davvero hanno tanto e tanto sperperano? Gli abbiamo fatto i conti in tasca. Ecco quanto ci costano i deputati.

Un deputato della Repubblica si porta a casa uno stipendio mensile di oltre 17 mila euro. Sono 37 milioni circa di vecchie lire al mese. Ma non è tutto. Se a questa cifra aggiungiamo la pensione, l'indennità di carica, il finanziamento ai partiti e altri appannaggi si arriva a 47 mila euro ogni mese. Sono circa 94 milioni circa di vecchie lire al mese. Se poi si aggiungono vari altri privilegi la cifra complessiva di quanto ci costa un deputato è di 150 mila euro al mese. Che sono all'incirca 300 milioni di lire.

In totale dunque la Camera dei Deputati, 630 deputati, grava sulle nostre tasche per oltre 94 milioni di euro. Vuol dire 185 miliardi di vecchie lire l'anno.

Soldi ovviamente che vengono prelevati direttamente dalle nostre già misere tasche. E non solo lo stipendio è lauto. I deputati hanno tutto rimborsato: spese per i trasporti, i viaggi. Non pagano le autostrade, le ferrovie, se vanno da Roma a Fiumicino gli ridiamo i soldi spesi, noi che paghiamo e non troviamo i taxi. Seun onorevole va all'estero, con la famiglia o la compagnia, li rimborsiamo. Noi, capito! Basta che ci dicono: viaggio-studio della lingua. Ma quale che la maggior parte di loro non spiccica una parola di inglese.

Poi ci sono le prebende vere e proprie: rimborsi pure per gli alimentari, la biancheria, la carta igienica, le stoviglie e il vestiario, i noleggi, i parcheggi, i ristoranti, le spese di rappresentanza. E per i loro portaborse hanno una cifra a disposizione di oltre 8 mila euro, vuol dire 16 vecchi milioni.

A questi si aggiunge la grande voragine del tutto gratis: il posto in tribuna d'onore negli stadi, la tessera del cinema, del teatro, dell'autobus e della metropolitana, la carrozza ferroviaria, il vagone letto, il corso lingua straniera, le piscine e le palestre, gli aerei di Stato, l'uso di prefetture ed ambasciate, le cliniche e i rimborsi medici. E poi le auto blù, l'idennità di morte, giornali e riviste.

Avete capito perchè siamo al deficit e la Repubblica ci costa tanto. I deputati d'Italia sono i più ricchi del mondo. Un deputato inglese ha la metà, pure gli americani hanno oltre un terzo in meno. E poi i nostri Paperoni si chiamano Berlusconi, e come il Cavaliere hanno tutti o quasi partecipazioni in società, controllano interessi. E nonostante tutto, prima di lasciare palazzo Chigi, come ha fatto Berlusconi, si autoassegnano fino 32 guardie del corpo. Pagate da noi. E voi ci andate in piazza con questi a chiedere equità?

Tagli in Parlamento. Sostenete la nostra campagna sui tagli ai privilegi degli onorevoli. Approvate e vi indicheremo come vincere concretamente questa battaglia.

Ecco le tabelle (espresse in milioni di vecchie lire)

Indennità parlamentare 19.855.289
Indennità d'ufficio 809.415
Altre indennità 9.259
Rimborso spese di viaggio 2.013.228
Rimborso spese di soggiorno 5.450.175
Rimborso spese segreteria e rappresentanza 8.833.979
TOTALE 36.993.345

Inoltre:
Telefonia mobile (cellulari) 126,984
Alimentari 396,334
Biancheria 3.552
Carburanti e lubrificanti 20.402
Combustibili 39.683
Prodotti igienici, farmaci e sanità 26.456
Altri servizi 529.101
Stoviglie e vestiario 29.101
Altri beni di consumo 39.683
Trasporti aerei 1.124.339
Pedaggi autostradali 284.392
Contributi fondo solidarietà deputati 1.322.751
Stampa pubblicazioni 119.048
Assicurazioni sulla vita ed infortunio 357.143
Assicurazione R.C. 55.556
Assicurazione R.C.A. 6.614
Noleggi 892.857
Parcheggi 129.630
Ristorazione 357.143
Accertamenti diagnostici 1.323
Spese di rappresentanza 25.026
Trasporti ferroviari 456.349
Contributi per il funzionamento del gruppi 2.685.185
Spese postali 308.201
TOTALE 9.516.853

Tutto questo GRATIS:
Tribuna d'onore negli stadi gratis
Tessera del cinema gratis
Tessera teatro gratis
Tessera autobus/metropolitana gratis
Francobolli gratis
Viaggi aereo nazionali gratis
Viaggi treno carrozza letto gratis
Circolazione autostrade gratis
Corso lingua straniera gratis
Piscine e palestre gratis
Vagone rappresentanza delle FS gratis
Aereo di stato gratis
Uso di prefetture ed ambasciate gratis
Cliniche gratis
Rimborso spese mediche gratis
Assicurazione infortuni gratis
Assicurazione in caso di morte gratis
Auto blu con autista gratis
Giornali gratis
Ristorante gratis

Totale complessivo = 46.510.198 al mese per ciascun deputato, cui vanno aggiunti:
- Pensione mensile (diritto che acquisiscono dopo 35 mesi in parlamento,
mentre obbligano i cittadini a 35 anni): da 4.762.669 fino a oltre
15.000.000
- Indennità di carica: da 650.000 a 12.500.000
- Finanziamento ai partiti (in violazione alla legge sul finanziamento ai
partiti e relativo referendum): 1.414.000.000 al giorno
- Rimborso spese elettorali: 200.000.000
- Rimborso annuale se fondano un giornale: 50.000.000
- Auto blu e scorta 24-ore-su-24 a vita per chi è stato
presidente della Camera

La redazione di comincialitalia.net
di 9.400.000 entrate e palazzo Madama per i suoi 1297 pensionati ne spende 60 milioni a
fronte di 4 milioni di entrate.
Sono le pensioni, come rivela il settimale l'Espresso in edicola domani, che ex-parlametari
ricevono da Montecitorio e da Palazzo Madama, i cui conti per spesa pensionistica sono
davvero critici: nel 2006 il buco sarà di 174 milioni di euro e tutti ovviamente a carico del
'cittadino-contribuentè.
A seconda degli anni di contribuzione, si va da un minimo di 5 ad un massimo di 30 anni,
incassano un assegno che parte da 3 mila euro lordi mensili per arrivare anche a 10 mila. L'inchiesta rivela i nomi, ma ad eccezione dei circa mille vitalizi di reversibilità erogati a
moglie e figli di parlamentari defunti, anche la lista completa dei beneficiari con il periodo di
contribuzione e l'importo dell'assegno.

Tra i tanti, il viceministro degli Esteri Ugo Intini, che oltre alla «paga» spettantegli come
membro dell'esecutivo, prende un vitalizio di 8 mila 455 euro lordi. Il sindaco di Roma, Walter
Veltroni somma lo stipendio di sindaco 5.500 euro netti mensili con il vitalizio di 9000 euro
lordi.
Altri lo sommano ai redditi da lavoro dipendente come chi è tornato a insegnare, come
Marida Bolognesi dell'Ulivo o alla retribuzione di commissario Enac, come Vito Riggio, ex Dc,
150 mila euro lordi l'anno per questo incarico, o alle nomine nelle varie Authority, come
Mauro Paissan, 144 mila euro lordi.
E, naturalmente, aggiunge l'inchiesta del settimanale, si cumula con tutti i livelli di reddito, anche quelli più
ragguardevoli: come Susanna Agnelli con 20 anni di contribuzione riscuote un vitalizio di 8
mila 455 euro al mese o Luciano Benetton che, per 2 anni spesi a Palazzo Madama, incassa
una pensione di 3 mila 108 euro lordi.

Niente sacrifici Quanto ai meccanismi di calcolo della pensione, l'inchiesta dell'Espresso rivela come i sacrifici
previdenziali non sembrino riguardare i parlamentari. Per i deputati infatti, è in vigore un
regolamento approvato con una riforma dall'Ufficio di presidenza nel luglio del 1997 e
prevede che gli onorevoli il cui mandato parlamentare sia iniziato successivamente alla XIII
legislatura del 1996 hanno il diritto alla pensione al raggiungimento dei 65 anni riducibili a 60
con 2 legislature.

Costi Quanto costa tutto questo ai bilanci di Montecitorio e Palazzo Madama? l'Espresso fa
l'esempio di un deputato cessato dal mandato nell'aprile 2006 ed eletto per la prima volta nel
'94. Il suo mandato effettivo è di 12 anni, essendosi la XII legislatura ('94-'96) chiusa
anticipatamente dopo appena due anni. Ma sommando i contributi versati per riscattare i 3
anni mancanti (36 mila euro) a quelli regolarmente pagati durante il mandato (128 mila euro),
l'onorevole neopensionato avrà versato alla fine complessivamente circa 164 mila euro per
15 anni di contribuzione. Un «sacrificio» che gli consente di incassare oggi un assegno
mensile di 6 mila 590 euro lordi. Con quali altri vantaggi? Nell'ipotesi che abbia oggi 57 anni e
che viva fino a 87, questo deputato incasserà alla fine 2 milioni 372 mila euro a fronte dei 164
mila versati. Un meccanismo che costerà alla Camera ben 2 milioni 200 mila euro. Questo
per un solo deputato.
Quanto ai costi complessivi, Montecitorio (dati 2006) ha in carico 2005 pensionati
(reversibilità comprese): gli costano 127 milioni di euro a fronte dei 9 milioni 400 mila di
entrate relative ai contributi versati dai deputati in carica.
Altrettanto critica è la situazione al Senato che con le sue 1.297 pensioni spende ogni anno
quasi 60 milioni a fronte dei 4 milioni 800 mila di entrate ricavate dai versamenti dei senatori
in servizio. Un'autentica voragine che nel 2006 produrrà un «buco» stimato in 174 milioni di
euro. Anche a questi a carico dei cittadini contribuenti.
Questa è una bella domanda, a cui sembra che pochi abbiano voglia di rispondere. Un parlamentare regionale incassa ogni mese circa 20.000 euro tra indennità, diaria e rimborsi, più varie agevolazioni e servizi gratuiti. E’ sicuramente una bella sommetta e forse spiega l’appetito dei candidati che “investono” molto in campagna elettorale (tanto bastano pochi mesi per rifarsi....).
Ma diventa una cifra intollerabile se poi chi è eletto difende solo gli interessi del partito, della fazione, o peggio, quelli personali di pochi.

Amministratori delegati

Giancarlo Cimoli
2 milioni 700 mila euro

Amministratore delegato e presidente di Alitalia ha dichiarato 2 milioni e 700 mila euro senza contare la lauta liquidazione ottenuta dalle Ferrovie dopo il suo passaggio all'Alitalia (intorno ai 6,7 milioni di euro).
Il suo stipendio (si fa per dire) è aumentato in un anno del 23%. Per essere più precisi: dai 2 milioni e 269mila euro annui del 2004 è passato ai 2 milioni e 786mila del 2006 (esattamente quanto guadagnano 210 dipendenti a contratto standard). Se questo non è un manager...

Elio Catania
2,5 milioni

Ex presidente e amministratore delegato di Fs, pare sia stato liquidato con una buonuscita di 7 milioni circa Da notare che sono di 1,3 miliardi le perdite dichiarate dalle Fs per il 2006, mentre nel 2003 l'utile era di 31 milioni

Massimo Sarni
1,296 milioni

Amministratore delegato Poste Italiane, ha uno stipendio di quasi un milione e trecento mila euro.
Negli ultimi quattro anni, alle Poste in pratica è stata cambiata tutta la prima linea dirigenziale con una spesa per le buonuscite di almeno 8 milioni di euro, applicando a quasi tutti la regola del tre, cioè l'equivalente di tre anni di stipendio in cambio delle dimissioni.

Vittorio Grilli
600 mila euro

Ex Ragionerie Generale dello Stato e attualmente Direttore Generale del Tesoro oltre che presidente dell'Istituto Italiano di Tecnologia, denuncia 511 mila euro all'anno guadagnati in Italia e 1 milione e 800 mila euro all'estero

Vincenzo Pozzi
438.000 euro

Ex presidente e amministratore unico dell'Anas, nel 2005 ha dichiarato 438mila euro di reddito.

Corrado Calabrò
440 mila euro

Presidente dell'Authority delle Telecomunicazioni, guadagna 440 mila euro l'anno

Vittorio Crecco
270 mila euro

Direttore generale dell'Istituto nazionale della previdenza sociale, dichiara 270 mila euro l'anno

Mario Draghi
450 mila euro

Ex Direttore Generale del Tesoro, ora Governatore della Banca d'Italia, dichiara 450 mila euro l'anno

Mario Andrea Guaiana
350 mila euro

Il direttore generale dell'Agenzia delle Dogane guadagna 350 mila euro

Romano Prodi
200 mila euro

La Finanziaria farà anche arrabbiare le opposizioni, ma tra le vittime eccellenti c'è anche lui: il premier. Per effetto dei tagli al 30% degli stipendi dei ministri (presidente del Consiglio e sottosegretari compresi) previsti dalla manovra, Romano Prodi si vedrà decurtare lo stipendio di "ben" 36.901 euro.