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mercoledì 11 luglio 2007

Poltrone

Fonte: Corriere della sera

Negli enti locali società raddoppiate. E anche le poltrone

di Mario Sensini

Pubblicato venerdì 11 Maggio 2007

ROMA - Indignata è dire poco. Al ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta, quella sentenza della Consulta che boccia il taglio del 10% degli stipendi di presidenti e consiglieri regionali non va proprio giù. O meglio, la sentenza va benissimo, "perché era chiaro che la Finanziaria del 2006 invadeva le competenze delle regioni. È il ricorso delle regioni che è scandaloso".

Ma la Campania ha difeso i suoi diritti costituzionali, o no?
"Un conto è la forma, un conto è la sostanza. La legge era fatta male, ma l’obiettivo era giustissimo, ed il ricorso è stato del tutto inopportuno. L’autonomia degli enti locali va difesa, ma nell’interesse dei cittadini, non per tutelare il ceto politico. La finalità dell’autonomia è il bene collettivo, mica quello degli amministratori, che si preoccupano di mantenere prerogative che hanno passato il segno».

Proprio adesso che s’è scatenata la guerra ai costi della politica...
"Appunto. E meno male, perché così la politica sta perdendo senso. È una questione etica. Esclusi senatori e deputati, quindi dai consigli regionali in giù, gli eletti in Italia sono 178.500. Le società pubbliche sono diventate 3.211, con 17.445 consiglieri d’amministrazione. Quelle che si occupano di servizi pubblici locali oggi sono 889: sono raddoppiate negli ultimi cinque anni, ma il numero dei loro dipendenti è rimasto lo stesso. Sono moltipllcate solo le poltrone. Ora basta...».

Ministro, quando si passerà dalle parole ai fatti?
"Tra al massimo un mese porte in Consiglio dei ministri la legge sulla montagna con la razionalizzazione delle Comunità montane. Ma abbiamo iniziato da tempo, già con l’ultima Finanziaria, dando agli enti locali obiettivi generali di risparmio, senza invadere le loro competenze. Facciano loro, ma facciano».

Difatti gli amministratori locali non vogliono accettare di rinunciare ai compensi delle spa controllate di cui sono consiglieri...
"La querelle è stata appena risolta con una circolare interpretativa. Per i manager si possono fare contratti da dirigenti, ma i presidenti e i consiglieri svolgono ruoli non operativi, quindi il divieto di riscuotere emolumenti resta».

Anche quello di nominare nelle società pubbliche gli amministratori di società in perdita?
"Sì. Il divieto non si applicherà solo se le perdite sono risultate inferiori a quelle dei business plan».

La riduzione dei consigli d’amministrazione delle società pubbliche non è stata ancora attuata...
"Risolto anche quello. Abbiamo fissato a 2 milioni di capitale il limite invalicabile sotto al quale le società non possono avere più di tre consiglieri. Possono arrivare a cinque solo se hanno un capitale più alto e aperto ai privati"

lunedì 9 luglio 2007

Sprechi 2

Il pinnacolo dei trulli arriva a New York con l'agroalimentare
Dall’8 al 10 luglio azione di scouting al Fancy Food,
storica fiera dell’agroalimentare

Finanziato dalla Regione Puglia con i fondi del Por, il Progetto Integrato Territoriale lavora per la crescita del sistema economico di Martina Franca, Alberobello, Castellana, Locorotondo, Monopoli, Noci, Putignano. Il pinnacolo dei trulli arriva a New York. Il simbolo del Pit 5, “tutore” del comparto agroalimentare della Valle d’Itria, vola in missione al Summer Fancy Food di New York, una delle più importanti fiere mondiali di settore, in programma dall’8 al 10 luglio. Una delegazione del Progetto Integrato Territoriale compirà infatti un’azione preliminare di scouting: preparerà il terreno alle azioni di internazionalizzazione grazie a un’agenda di seminari e incontri con opinion leader, rappresentanti della business community italoamericana, e operatori specializzati nella selezione di buyers, potenzialmente interessati alle produzioni “made in Puglia” e quindi anche targate “Valle D’Itria”. Senza dimenticare l’azione di supporto alle aziende dell’area Pit 5 - Martina Franca, Alberobello, Castellana Grotte, Locorotondo, Monopoli, Noci, Putignano - già presenti in fiera. In particolare delle 19 aziende pugliesi presenti al Fancy Food, due sono dell’area del PIT della “Valle d’Itria: la Cooperativa Allevatori di Putignano e il Consorzio Paniere di Puglia di Martina Franca. A guidare la delegazione, il Pit manager Giuseppe Salvatore Alemanno; con lui in rappresentanza dei sette Comuni dell’area, gli Assessori al PIT dei Comuni di Noci e Putignano. Data la natura del Fancy Food, sugli altari saranno portate in prima battuta le produzioni del settore agroalimentare dell’area Valle d’Itria, con le sue tante eccellenze: dall’ortofrutta al viticolo, dall’olivicolo al lattierocaseario fino alla zootecnia; ma non solo, visto che il Pit 5 - strumento previsto dai Por per promuovere i tessuti economici territoriali integrando più settori produttivi - riguarda un altro caposaldo del distretto della Valle d’Itria, il tessile-abbigliamento. E le possibilità di marketing sinergico non mancano, in un’area di invidiabili bellezze culturali e dalle grandi potenzialità imprenditoriali. Che tutti i referenti potranno cominciare ad apprezzare anche grazie ai kit promozionali distribuiti agli opinion leader in occasione degli incontri, comprendenti una brochure in italiano e inglese, un abstract dei due progetti settore (agroalimentare e tessile abbigliamento) e un gadget artigianale (pinnacolo a palla del trullo in terraglia ceramicata); il tutto in una shopper personalizzata con l’immagine scelta per il territorio Valle D’Itria. Le azioni per la promozione dell’internazionalizzazione del Pit entreranno poi nel vivo a settembre per concludersi a giugno del 2008. Con l’obiettivo generale di creare un sistema di offerta integrato, incentivare la dimensione internazionale del tessuto economico locale, rafforzare l'identità di distretto. Favorendo la penetrazione commerciale sui mercati, in particolare esteri, grazie a un marketing territoriale che promuova l’intero sistema "Valle d'Itria".

Buttare denaro pubblico

DAL 9 LUGLIO LA GRANDE CUCINA ROMANA FA SCUOLA A NEW YORK =
(AGI) - romar 26 giu - Dal 9 luglio la grande cucina romana fa
scuola a New York. L'iniziativa - ideata e prodotta dalla
societa' Publica-Organizzazione &Strategia, sostenuta
dall'Assessorato al Commercio del Comune di Roma,
dall'Assessorato al Turismo della Provincia di Roma,
dall'Assessorato all'Agricoltura della regione Lazio,
realizzata in collaborazione con l' Istituto Italiano di
Cultura di New York e sponsorizzata da roma Wine e da D&CWorld
of Wine, si svolge presso una delle piu' prestigiose
istituzioni culinarie degli Stati Unitir l'International
Culinary Center. Roman Cuisine Educational ha l'obiettivo di
portare oltreocano l'immagine di una cucina romana che, sulla
solida base dei prodotti locali tradizionali, guarda al futuro
ed e' capace di ricercare ed intuire nuovi equilibri e
combinazioni di gusti, di accogliere, rielaborare e fare
proprie nuove assonanze di sapori; una cucina viva la cui
identita' e' un divenire continuo e cifra culturale di un
territorio. Grande pubblico a cui roman Cuisine Educational
riserva un'altra rara opportunita': il Wine Workshop &Tastingr
che si svolgera' nel pomeriggio dell' 11 luglio presso l'
Istituto Italiano di Cultura, appuntamento esclusivo condotto
da Ian D'Agata, uno dei massimi esperti italiani di vino e
collaboratore di prestigiose testate internazionali. Inoltre
due empori specializzati in ricercatezze alimentari: Buon
Italia il 9 luglio nel cuore di Chelsear ed Agata &Valentina il
10 luglio nell'elegante uptown east sider ospiteranno un desk
di degustazione dedicato ai prodotti a marchio di qualita' del
Lazio ingredienti fondamentali per la migliore riuscita di
ricette ed interpretazioni di cucina romana. 'L'opportunita' di
entrare in una prestigiosa scuola di cucina di New York che ha
ospitato i piu' famosi chef del mondo' dichiara infine
l'Assessore al Commercio del Comune di Roma Gaetano rizzo 'e di
parlare a ragazzi cher loro stessir andranno per il mondo a
fare gli chef e' il riconoscimento dello status cher anche
sotto il profilo culinario a roma viene universalmente
riconosciutor una citta' che riesce a coniugare storia
tradizione qualita' dell'accoglienza ed ospitalita''. 'La
cucina romana sbarca negli Stati Uniti con la sua qualita' e le
sue specialita'; il meglio del nostro patrimonio
enogastronomico per continuare a costruire sbocchi di mercato
anche all'estero' dichiara l'Assessore all'Agricoltura della
regione Lazio, Daniela Valentini. 'Una presenza che
contribuisce anche all'internazionalizzazione della cultura dei
nostri territori e alla diffusione della loro produzione.
Un'occasione per far conoscere la nostra cucina ad un mercato
variegato e attento alla qualita' e all'eccellenza'. 'Ambizione
dichiarata di roman Cuisine Educational' dice Marco Panellar
ideatore e promotore dell'iniziativa 'e' di favorire in coloro
che parteciperanno ai vari eventi di New Yorkr una
consapevolezza culturale e golosa sulla cucina romana.(AGI)
Red/Ale
261152 GIU 07

Vacanze chiamate missioni.

(fonte: regioni.it) A capo di una missione istituzionale a New Dehli, annunci del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, su mobilità, trasporti, politiche ambientali in Lombardia e sulle missioni all'estero delle Regioni.

La regione ha già stanziato per il triennio 2007-2009 un miliardo e seicento milioni di euro per la sostenibilità ambientale nell'area milanese. Un miliardo e trecento milioni va al potenziamento del trasporto pubblico e a migliorare la mobilità. In particolare, il piano d'investimenti prevede l'arrivo di 180 treni; grazie allo stanziamento di 805 milioni di euro già previsto nel bilancio regionale saranno a breve consegnati i primi 84 treni nuovi, pari a 25.000 posti a sedere.

"L'obiettivo - ha detto il presidente Formigoni - è migliorare la mobilità individuale, abbattere le emissioni inquinanti e ridurre il numero di auto circolanti". Il Piano d'azione, infatti, si articola lungo quattro linee: potenziare il trasporto pubblico, migliorare la mobilità individuale, combattere le emissioni da veicoli e caldaie, ridurre il numero dei veicoli circolanti.

Con tali investimenti,attraverso questo sforzo straordinario, la Regione punta, sempre nel triennio, ad aumentare di 8 milioni di treni/Km. la percorrenza del servizio ferroviario regionale nonchè a potenziare, con 700 nuovi autobus, del 30% il servizio urbano nelle ore di punta e ad aumentare del 50% il servizio urbano degli autobus di trasporto pubblico locale nel suo complesso.

"Un grande impegno - ha sottolineato il presidente lombardo - per migliorare la mobilità e la qualità della vita dei cittadini, per il quale è atteso lo sforzo anche di Comune e Provincia di Milano, oltre il concorso del privato. A breve mi confronterò su questo tema anche con il Presidente della Provincia, Filippo Penati, e porterò questa programmazione di investimenti al Tavolo Milano/Lombardia con il Governo".

Formigoni, in missione in India, ha incontrato il governatore dell'Ontario, Dalton McGuinty, pure lui a New Delhi con una delegazione del suo governo.

''L' incontro e' stato occasionale'', ha spiegato Formigoni al quale e' stato chiesto se c'era della polemica nei confronti del ministro Emma Bonino che aveva criticato le missioni all' estero delle Regioni sostenendo, a titolo d'esempio, che non si era mai visto il governatore dell' Ontario organizzare missioni all' estero. ''Non c'e' nessuna polemica - ha spiegato Formigoni -. Con il governatore dell' Ontario, con il quale in passato abbiamo gia' avuto rapporti, ho trovato tante cose in comune. Anche lui e' qui in India per promuovere l' economia della sua Regione. Mi ha anche spiegato che la Costituzione canadese prevede che siano i singoli stati a promuovere la loro economia. Oggi le Regioni devono proiettarsi all' esterno''.

All' osservazione se non sarebbe necessario un maggiore coordinamento, il presidente della Lombardia ha replicato: ''e' una questione di misura e di proporzione. Ogni Regione ha la propria dignita' ma e' chiaro che vi sono ruoli diversi a seconda della grandezza e dell' importanza dal punto di vista economico e culturale. In queste missioni ci devono essere delle scelte oculate con obiettivi precisi. Non devono essere turismo politico''. E ha aggiunto: ''sarebbe sbagliato se fossero organizzate in polemica con il governo nazionale e se non ci fosse uno scambio di informazioni. Il problema e' quello di creare sinergie tra la Regione e lo Stato centrale. Noi oggi parliamo di Lombardia ma in definitiva parliamo dell' Italia''.

Formigoni ha quindi ricordato che, in questi anni di attivita' all' estero, la Regione Lombardia ha costruito una rete di rapporti con le Camere di commercio, il mondo imprenditoriale e quello della cultura: ''e' importante far conoscere ai nostri interlocutori internazionali questa solida rete''.

(gs/16.01.07)

mercoledì 13 giugno 2007

CRITICARE ROMA PER FARE PEGGIO, SOLO IN LOMBARDIA RIESCE COSì BENE

CRITICARE ROMA PER FARE PEGGIO, SOLO IN LOMBARDIA RIESCE COSì BENE parlando di politica, Milano non è cambiata, predica BENE E RAZZOLA MALE, INSOMMA CRITICARE ROMA PER FARE PEGGIO, SOLO IN LOMBARDIA RIESCE COSì BENE Costi della politica
I contratti d'oro Tutti i contenuti In Comuni e province della Lombardia dilagano le consulenze e gli sprechi: Si va dalle teche per conservare gli orologi a hovercraft mai usati ai superstipendi "a incentivo demografico". L'oscar del privilegio agli 80 consiglieri del Pirellone.
di Ettore Livini
MILANO - Ci sono i superstipendi «a incentivo demografico» del Pirellone, rimpolpati da rimborsi chilometrici arrotondati (crepi l´avarizia) alla ventina superiore. Ci sono le teche d´oro per gli orologi della Provincia di Milano e gli hovercraft comprati (e mai usati) da Palazzo Marino. Ci sono i super-contratti garantiti in Comune dal sindaco-manager (Letizia Moratti) ai compagni di cordata trombati alle elezioni. Hai voglia a essere padano, a essere cresciuto nella cultura dell´efficienza, magari lanciando anatemi contro «Roma Ladrona». Davanti alle tentazioni della politica, tutto il mondo è paese. E anche i Lumbard, alla fine si adeguano. A risparmiare qualcosa, a dire il vero, ci provano: la Regione dà lavoro a 3.729 persone (di cui 297 dirigenti), il 6,7% in meno dal 2002 e il rapporto abitanti per dipendente (2.518) è il migliore d´Italia. Così come il costo del personale del Comune di Milano (598 milioni nel 2005) è calato dell´1,5% dal picco del 2003. Per il resto però la politica lombarda è uno specchio fedele di quella del resto del Paese. Con gli stessi privilegi, gli stessi sprechi e le consulenze a pioggia che uniscono l´Italia più della nazionale di calcio.
Il costo del politico. L´Oscar del privilegio va di diritto agli 80 consiglieri del Pirellone. Lo stipendio (circa 10mila euro netti al mese tra indennità e diaria) è solo una voce. Pari comunque al 100% della busta paga di un parlamentare per il Governatore e al 75% per i presidenti di Commissione (sono "solo" 7, molte meno delle 21 cui è arrivata la Campania). Tanto? Forse, ma non per i diretti interessati che nell´estate 2002 si sono regalati il «premio natalità»: uno scatto del 2% dello stipendio per ogni milione di abitanti della Lombardia oltre il primo. Tradotto in cifre (i 9 milioni di lombardi) un aumento secco del 16%. Siamo però solo all´inizio. La vita del Consigliere è dura. Qualcuno ad esempio viene da fuori Milano. Poco male. Ha diritto al rimborso per il viaggio: 0,35 euro a km. per un massimo di 240 chilometri al dì a seconda del luogo di partenza (arrotondati ai 20 chilometri superiori, ad abundantiam) per un massimo di 18 giorni al mese. Poi ci sono le trasferte istituzionali e le missioni. Certo da un po´ di tempo a questa parte si sono rarefatti i periodici viaggi (rigorosamente maschili, pare) a San Pietroburgo, assistiti da una diaria da 464 euro al giorno. Ma le relazioni internazionali e con Roma sono lo stesso frequenti. Prendiamo il Governatore Roberto Formigoni, che per gli spostamenti in auto, stando alle delibere, viaggia su una Bmw blindata (presa usata) in leasing per 272mila euro in due anni. Nel 2005 ha fatto 21 missioni a Roma (per 41 giorni), un viaggio in Usa (7 giorni) e una a Bruxelles (in giornata) per cui si è visto rimborsare spese per 25mila euro (513 al giorno). Il suo ufficio di presidenza ha speso per colazioni di lavoro, rappresentanza e omaggi istituzionali 73mila euro (292 euro a giorno feriale) oltre ad altri 19mila per ospitalità riunioni e 13mila in corone e necrologi. La vita da Consigliere, insomma, sarà stressante ma ha i suoi privilegi. E anche la vecchiaia, per gradire, non è un problema: dopo cinque anni di legislatura (anche meno se integra i contributi) si ha diritto a un vitalizio pari al 20% dell´indennità di funzione (1.500 euro circa al mese) dopo i 60 anni. Dopo 12 anni di lavoro in Regione l´assegno sale oltre i 2.800 euro. [/size][/b]
[color=darkred][size=18]I costi della politica. Il problema numero uno in Lombardia su questo fronte, secondo il procuratore della Corte dei conti Domenico Spadaro, è l´area grigia delle consulenze. Gli enti locali hanno conferito nel 2004 (ultimo dato disponibile) 45mila incarichi per 185 milioni, il 21% del totale nazionale. Un mare magnum senza controlli. Anzi: in molti casi i revisori di nomina pubblica hanno «applaudito» iniziative rivelatesi poi «dannosissime per l´erario» (parole di Spadaro). Ci sono le consulenze milionarie delle Asl, i 7 milioni pagati nel 2006 dalla Provincia rossa di Filippo Penati, i 50 milioni di collaborazioni esterne di Palazzo Marino nel 2007.

giovedì 31 maggio 2007

Ambasciate regionali

La Sicilia, giunta per ultima, ha conquistato il primato dei ricevimenti
più sfarzosi e rivendica il colpo grosso dei fondi europei per il Ponte



Enrico Singer
corrispondente da BRUXELLES
La prima ad aprire, nel 1997, è stata quella della Lombardia che è anche la più strutturata e numerosa. Ma quella della Sicilia, arrivata per ultima nell'ottobre 2002, ha rapidamente recuperato il tempo perduto. Anzi, si è già conquistata il primato dei ricevimenti più sfarzosi e rivendica la sua parte in qualche colpo davvero grosso, come il sì ai fondi europei per costruire il ponte sullo Stretto. Quella della Campania ha organizzato anche una pizza-fest che ha attirato 12 mila visitatori in 4 giorni. La più leggera è senz'altro quella del Piemonte: una sola responsabile, due cococo e due stagisti. Quelle di Lazio, Toscana, Umbria e Marche si sono messe insieme per dividere, almeno, le spese di segreteria. Quella del Friuli-Venezia Giulia, invece, ha appena acquistato per due milioni e mezzo un palazzetto fine ‘800 per farne una «casa comune» aperta anche a Istria e Carinzia. E poiché esiste sempre l'eccezione alla regola, c'è anche chi non ce l'ha: la Basilicata.
Parliamo delle rappresentanze delle Regioni italiane a Bruxelles. Diciannove in tutto. Delle vere e proprie mini-ambasciate con un compito istituzionale ben preciso: far conoscere, ma soprattutto difendere, gli interessi regionali nella capitale dell'Unione europea. Da quando la legge 52 del febbraio 1996 ha concesso questa possibilità, che prima era negata alle autonomie locali ed era riservata soltanto allo Stato, la corsa ad aprire una sede di rappresentanza è stata vertiginosa. Ma che cosa fanno e quanto costano queste mini-ambasciate? La prima domanda ha una risposta che vale, più o meno, per tutte. Il rapporto con le istituzioni della Ue - Parlamento, Commissione, Consiglio - serve a far sentire la propria voce quando sono in gioco decisioni che riguardano da vicino le diverse Regioni. In una parola, serve a fare lobbying. A fare pressione. A influenzare. E, possibilmente, a ottenere quello che si vuole.
L'elenco dei successi è lungo, a sentire quello che spiegano nelle rappresentanze. E tutte ne sono fiere. Quella della Sicilia, oltre alla battaglia per il ponte, ha strappato degli aiuti, inattesi, anche al fondo europeo catastrofi per l'eruzione dell'Etna che costrinse alla chiusura l'aeroporto di Catania per la cenere. Quella della Campania ha al suo attivo il sì agli aiuti di Stato per l'emergenza zootecnica della bufala da latte. La rappresentanza dell'Emilia e Romagna ha contribuito alla vittoria di Parma nella gara per la sede dell'Agenzia per la sicurezza alimentare. La rappresentanza della Lombardia, guidata da Claude Scheiber, un efficiente manager franco-austriaco con moglie italiana e un passato in Telecom, è specializzata nella caccia ai progetti europei. Gli ultimi due che ha conquistato pesano diversi milioni di euro. «Quanto basta per ripagare con gli interessi i soldi spesi», dicono negli uffici al numero 3 della place du Champ de Mars. Ma quando si entra nel terreno dei costi, bisogna fare molta attenzione. E distinguere.
In questi tempi di polemica sui costi della politica - e, in particolare, sulle spese delle Regioni in Italia - le cifre ufficiali che circolano a Bruxelles sembrano una goccia nel mare. Anche le ambasciate più grandi assicurano di stare all’interno dei 500 mila euro l’anno. Ma ognuna ha il suo stile, i suoi numeri, i suoi metodi. C'è chi paga l'affitto per la sede e chi l'ha acquistata (ormai la metà sono di proprietà), c'è chi usa molto personale assunto a Bruxelles e chi lo distacca dalla Regione con costi maggiori. C'è chi si concentra nell'azione di lobbying e nell'organizzazione di convegni e chi non disdegna feste, ricevimenti e attività culturali. E, alla fine, le spese effettive si diluiscono sotto più voci nei bilanci delle Regioni.
Ma alcune regole sono generali. Cominciamo dal personale. Se c'è il distacco di un funzionario o di un dirigente dalla Regione scatta un'indennità pari a quella dei dipendenti del ministero degli Esteri. In pratica, tra 2500 e 4000 euro al mese per coprire tutte le spese: dall'abitazione ai viaggi. La legge prevede che l'indennità possa oscillare tra il 70 e il 100 per cento di quella degli Esteri. E ogni Regione si comporta a modo suo. L'Emilia-Romagna, per esempio, ha scelto il minimo. Il Piemonte il 90 per cento, ridotto, però, al periodo di effettiva permanenza a Bruxelles dell'unico dirigente che è a capo dell'ufficio e che lavora una settimana al mese a Torino. Tutti fanno notare, naturalmente, che gli stipendi dei distaccati non sono un costo aggiuntivo perché sarebbero pagati anche in Italia.
Ci sono, poi, i contratti dei dipendenti assunti sul posto: in genere degli italiani che hanno avuto esperienze nelle istituzioni europee. Qui le retribuzioni variano, ma non ci sono indennità. Il bilancio finale della voce «personale» dipende dal numero complessivo di chi lavora nelle ambasciate regionali. E anche questo è molto variabile. Si va dal minimo del Piemonte e dell'Emilia-Romagna - tre dipendenti - al massimo delle grandi rappresentanze come quella della Lombardia e della Sicilia che ne hanno undici, dodici. Complessivamente, comunque, per l’apparato delle diciannove rappresentanze lavorano più di cento persone. Di più dei diplomatici veri: di quelli che rappresentano l’Italia presso la Ue.
Una voce pesante di spesa, poi, è quella per la sede. Da un minimo di 50 mila euro all'anno, spese comprese, per un appartamento in affitto come quello del Piemonte, a una media di 80-90 mila per le sedi più grandi, come quella della Campania, che si affaccia sul Parco del Cinquantenario, e quella della Sicilia nella Tour Bastion al numero 5 della place du Champ de Mars. Ma molte Regioni, ormai, hanno comprato. Le quattro del Centro Italia - Lazio, Toscana, Umbria e Marche - hanno acquistato insieme, tre anni fa a meno di un milione di euro, nel cuore del quartiere europeo, proprio nel Rond Point Schuman di fronte a Commissione e Consiglio. Il Friuli-Venezia Giulia ha appena comprato una «maison de maitre» - in pratica un palazzetto - a due milioni e mezzo. L'Abruzzo si è sistemato nell'avenue Louise, una delle strade più eleganti di Bruxelles, in mille metri quadrati pagati un milione e mezzo di euro. Cifre importanti, ma pur sempre un investimento a fronte dei soldi a fondo perduto degli affitti.
Il bilancio complessivo, così, dipende da molte variabili. Francesco Attaguile, che guida l'ambasciata della Sicilia, ha dieci collaboratori e potrebbe contare su uno stanziamento della Regione di un milione di euro l'anno. «Me ne spendiamo la metà», dice soddisfatto. Ottantamila euro se ne vanno soltanto per l'affitto della sede, vicinissima a quella - comprata - della Lombardia. Poi ci sono telefoni e luce. Ma ci sono anche i ricevimenti che hanno reso famosa la rappresentanza siciliana. Quello per l'inaugurazione, nell'ottobre 2002, fu organizzato nel salone delle feste del Comune di Bruxelles, sulla Grand Place. Per la cena arrivarono da Trapani i fratelli Giuffrè che sono tra i più noti ristoratori siciliani. Portarono in aereo non soltanto i prodotti per preparare il menù, ma anche tutti i loro attrezzi di cucina.
Un trionfo per il presidente Totò Cuffaro sugellato da regali in bottiglie di vino per i 400 ospiti. In gennaio c'è stato un bis. In occasione della riunione straordinaria della giunta regionale a Bruxelles seguita da un seminario nel palazzo del Comitato delle Regioni e da una festa con musica e specialità siciliane organizzata nel Thé^atre de la Monnaie. Ma la festa più grande l'ha organizzata l'ambasciata della Campania. Una «pizza-fest» in Place de Espagne, a due passi dalla Grand Place: quattro giorni di kermesse con pizzaioli napoletani e un villaggio che presentava prodotti tipici, ma anche moda e artigianato. Tutto tra il 24 e il 30 maggio 2004 per festeggiare, alla presenza del governatore Bassolino, i due anni di attività della rappresentanza e la concessione del marchio di garanzia della «verace pizza napoletana». E, in questo caso, per guadagnarci anche: 120 mila euro. Perché la pizza e la birra (gemellaggio col prodotto tipico belga) erano a pagamento.

DOPO L’INDAGINE SULLE SEDI ROMANE DELLE GIUNTE REGIONALI E SULLE «AMBASCIATE» EUROPEE A BRUXELLES


«Gli enti locali devono darsi una regolata»


Il ministro La Loggia: non ha senso che solo il governo rispetti il tetto del 2 per cento




ROMA
MINISTRO per gli Affari regionali Enrico La Loggia, nel giorno in cui la Corte dei Conti denuncia il nuovo picco delle spese sanitarie regionali, che effetto le fa sapere, ad esempio, che la Regione Liguria paga all’anno più di 100 mila euro di affitto per la sua sede a Roma da 380 metri quadrati?
«Gli sprechi in simili voci di spesa sono segnali che vanno nella direzione opposta all’oculatezza gestionale richiesta dal difficile momento del Paese. Dati come questo mi rafforzano nella preoccupazione e nella convinzione che avevo già espresso agli enti locali nella discussione dell’ultimo Documento di programmazione economica e finanziaria. In una fase in cui tutti facciamo uno sforzo enorme per contenere i costi dell’apparato pubblico, ci deve essere anche da parte delle Regioni una chiara assunzione di responsabilità. Serve un’attenzione in più e nessuno può esimersi dall’eliminare le spese eccessive. Per fare meglio le cose essenziali, al centro come in periferia, occorre tagliare quanto non sia strettamente necessario».
Lei presiede la conferenza Stato-Regioni. Dopo la discussione sul Dpef è stato accolto dai governatori il suo invito a moderare le spese?
«Non direi proprio. Anzi, invece di uno sforzo maggiore per tenere sotto controllo la spesa e non farla aumentare più del 2% previsto, ho registrato purtroppo decisioni e comportamenti tutt’altro che di risanamento. Un segno negativo è senza dubbio l’aumento dei consiglieri regionali proprio mentre cerchiamo di diminuire i costi della politica riducendo il numero dei parlamentari. In direzione opposta a una gestione rigorosa delle finanze regionali, va pure la moltiplicazione nelle giunte di collaborazioni, consulenze e supporti esterni. Se servono, nulla da eccepire, ma mi chiedo quante siano davvero utili. Certo, nulla di illegittimo, però urge un “surplus” di attenzione. Non ha senso che lo Stato risparmi e gli enti locali indulgano verso debolezze gestionali. Anche dal centrosinistra hanno opportunamente esortato i governatori a “darsi una regolata” e sono stati molti negli ultimi anni i moniti contro finanze allegre e costi eccessivi degli enti locali. Più c’è coralità e sinergia, meglio è per tutti».
Come giudica il boom di ambasciate, delegazioni, missioni diplomatiche delle Regioni all’estero?
«Capisco che ci siano mille esigenze (dalla promozione economica alla necessità di seguire l’evoluzione delle direttive comunitarie, dagli scambi alla verifica dei fondi assegnati), però gli eccessi sono ingiustificati. E va tenuto maggiormente presente l’impatto finanziario di queste iniziative, oltre alla loro effettiva produttività. Spesso su Bruxelles confluiscono iniziative comunali e regionali del tutto scollegate tra loro. Un conto è usare le sedi all’estero per far conoscere i propri prodotti, tutelare legittimi interessi e impegnarsi in prima persona come fanno molti governatori all’Unione europea. Un altro, invece, è muoversi ciascuno per proprio conto, in maniera disordinata e velleitaria. La via migliore per promuovere il “made in Italy” è agire in maniera organica, fare squadra tra governo ed enti locali. Invece, per gelosia di specifiche competenze e prerogative, si finisce per sfavorire il sistema paese. Entro settembre sarà pronto il protocollo per il raccordo delle attività internazionali delle Regioni, che potranno anche intervenire nell’iter dei provvedimenti Ue».
E il buco nella Sanità?
«Abbiamo stanziato una cifra enorme (190 mila miliardi delle vecchie lire), molto maggiore a quella destinata alla spesa sanitaria dal centrosinistra. Tocca alle Regioni spenderli meglio e controllare accuratamente come vengono utilizzati. Più rigore c’è nella gestione dei fondi, migliore è il servizio reso ai cittadini in un settore così importante. Affinché gli stanziamenti vadano a buon fine, senza sprechi le Regioni devono vigilare di più. Nessuno taglia, vediamo di farli bastare. Ormai l’80% delle leggi riguarda sia lo Stato sia le Regioni».


Dal dossier realizzato da Lapolis risulta che la regione Liguria ha pagato nel 2003 più di 100 mila euro di affitto per la propria “ambasciata” romana di 380 metri quadri. Tra le altre regioni, chi non ha acquistato la propria sede la affitta per importi tra i 60 mila e i 100 mila euro. La sede lombarda è la più grossa (quasi 1200 mq), seguita da quella siciliana (1000 mq). L’Umbria impiega 4 funzionari ma gli uffici svolgono 300 pratiche all’anno (meno di una al giorno). Abruzzo e Puglia hanno rispettivamente 10 e 11 dipendenti, ma svolgono tra le 10 e le 15 riunioni all’anno. Due terzi dei dipendenti nelle sedi romane hanno stipendi da dirigenti. Su 16 dipendenti la Campania ha 4 dirigenti, 11 funzionari di qualifica superiore e un solo impiegato.

Le Regioni

le regioni non dovrebbrero esserci, visto che abbiamo un esercito di politici a Roma, a che servono anche ste case di riposo (d'oro)?????
Che se ne fa il Molise dell’ultimo modello di circuito per videoconferenze malgrado lo utilizzi pochissimo? E’ proprio indispensabile che la sede della Regione Liguria sia ospitata in un palazzo storico del centro che costava già alla fine del 2003 oltre 100 mila euro di affitto per 380 metri quadri? E ancora, le cucine (vorremmo sapere se provviste di cuoco e camerieri) delle regioni Abruzzo, Liguria e Sicilia sono assolutamente necessarie?
Ufficialmente nei bilanci regionali non esistono, ossia sono spalmate in una pluralità di capitoli di spesa (da «organi istituzionali» a «funzionamento e strutture»). In realtà, le sedi a Roma delle Regioni, per costi e personale, si sono ormai trasformate, da punti di smistamento di pratiche burocratiche, in piccole «ambasciate» dei governatori a Roma. Intendiamoci, non è che queste strutture, alle dirette dipendenze dei presidenti delle giunte regionali, non abbiano una funzione importante. Anzi, dalla metà degli anni Settanta, da quando cioè le Regioni hanno messo radici a Roma, sono via via aumentati i loro compiti di acquisizione e trasmissione di informazioni, atti e documenti. E ciò di pari passo al crescente ruolo della Conferenza delle Regioni nei rapporti con governo, parlamento e Unione europea.
Però, in periodi di tagli generalizzati e «austerity» finanziaria, saltano all’occhio le ricche «dotazioni» garantite dalle Regioni ai loro punti d’appoggio nella capitale, stando almeno ai dati raccolti alla fine del 2003 dall’unico dossier esistente sull’argomento, realizzato da Riccardo Bellucci per Lapolis, il laboratorio di studi politici e sociali diretto ad Urbino da Ilvo Diamanti.
Sempre che per risparmiare non ne abbia dismessa una nell’ultimo biennio, lascia perplessi che il governatore della Lombardia Formigoni abbia a disposizione due auto blu e due autisti per le sue trasferte romane o che il Friuli possa contare su due maxi-sale riunioni o che la Campania abbia allestito nella capitale ben tre servizi regionali con a capo di ciascuno di essi un dirigente e sopra di loro un coordinatore generale. Oppure che, oltre a un salone-convegni da 120 posti, la Lombardia metta a disposizione dei suoi dieci dipendenti 4 fotocopiatrici e la Sardegna abbia 18 computer per tredici addetti.
Tra affitti dei locali, stipendi, convegni, corsi di aggiornamento professionale, auto blu (alcune blindate a disposizione di presidenti e assessori in soggiorno a Roma), telefono, elettricità, riscaldamento, pulizie, spese di rappresentanza, manutenzioni, la «foto» che esce dall’indagine condotta nel 2003 sembra dar ragione all’ordine del giorno recentemente votato all’unanimità dal Consiglio nazionale dei Ds per richiamare chi amministra a «rigore morale e sobrietà nei comportamenti». Un monito che ricalca quello lanciato nel 2000 ai governatori dal ministro del Tesoro Visco («le vostre spese sono fuori controllo e gravano in modo preoccupante sul bilancio dello Stato») ma che non sembra aver trovato accoglienza. Un esempio? Tutte le sedi a Roma dei governatori hanno un numero di stanze superiore a quello degli impiegati, maxi-uffici, tutti nel centro, come quello da 1100 metri quadri della Lombardia.
Le dimensioni delle «ambasciate» dei governatori sono in genere notevoli (mille mq la Sicilia, 650 il Friuli). In un labirinto di «spese economali e di ordinaria amministrazione», «delegati alla rappresentanza» e «consegnatari cassieri», emerge una sproporzione tra costi ed effettive attività svolte dagli uffici di Roma. Nelle sedi di Abruzzo e Puglia (che hanno rispettivamente 10 e 11 dipendenti) si sono tenute fino al 2004 soltanto da 10 a 15 riunioni all’anno; la quantità di documenti protocollati negli uffici romani della regione Umbria (4 addetti) non raggiunge la quota annua di 300, cioè meno di uno al giorno. Campania, Sardegna e Valle d’Aosta hanno ospitato in un anno una ventina d’incontri tecnici ciscuna, quasi tutti in preparazione dei «briefing» che si tengono al Cinsedo, il Centro studi e documentazione della Conferenza dei presidenti delle Regioni.
Eppure gli uffici romani delle giunte, a fine 2003, sfioravano i duecento addetti (16 la Campania, 15 la Sicilia, 14 la Sardegna) in un proliferare di strutture e servizi. Personale in abbondanza, dunque, e quasi tutto con qualifiche elevate. Ben due terzi di quanti lavorano nelle sedi romane, infatti, fanno capo alle categorie direttive, con una media molto superiore a quella degli altri dipendenti regionali. Su sedici dipendenti la Campania ha 4 dirigenti, 11 funzionari di qualifica superiore e un solo impiegato. Si registra, inoltre, un’alta anzianità di servizio nella funzione di responsabili degli uffici e uno scarso ricorso al turn-over. Da 17 anni sette Regioni hanno a Roma lo stesso capufficio. La percentuale, poi, dei dirigenti regionali presenti nella capitale (l’11% dell’intero organico) è da record così come l’attività di «aggiornamento e riqualificazione professionale» con un elevato numero di corsi di informatica, lingue, gestione dei protocolli e degli archivi, sicurezza sul posto di lavoro materie istituzionali e finanziarie, e, come si addice a funzionari di queste «piccole ambasciate», lezioni di comunicazione e sul cerimoniale.
La partecipazione massiccia ai corsi di aggiornamento prevede continui spostamenti da Roma alla sede centrale. Il personale di ogni ufficio romano, quindi, si reca frequentemente «in missione» nel capoluogo di provenienza, con notevoli costi a carico dell’amministrazione. Da Roma a Palermo o Torino, quindi, per studiare l’inglese e il «bon ton». Neppure un corso è stato organizzato a Roma congiuntamente dalle Regioni per tagliare le spese della riqualificazione.
Gli uffici di Roma delle Regioni e delle Province autonome sono tutti a poche centinaia di metri dalle Camere e dai ministeri. Un’ubicazione di eccellenza, in molti casi in prestigiosi palazzi storici. In otto hanno acquistato la sede (Abruzzo, Basilicata, Campania, Friuli, Lombardia, Molise, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano) gli altri sono in affitto con importi tra i 60 mila e i 100 mila euro, tranne la Liguria che nel 2003 pagava un canone ancora superiore per 380 metri quadri. In media la dimensione supera i 300 mq, con stanza riservata per il governatore, sala riunioni, stanza degli assessori, in qualche caso cucina e foresteria, stanze dei funzionari, garage (di proprietà o in affitto) e posti macchina. In molte sedi i locali «accessori» includono postazioni «ad hoc» per i dirigenti centrali e gli immancabili impianti per le videoconferenze con la sede centrale. E pazienza se tante Regioni non li usano mai.