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giovedì 19 luglio 2007

Sempre Selva

Forte dei Marmi (Lucca), 19 lug. - (Adnkronos) - (dall'inviato Cristiano Fantauzzi) - "Penso che Gustavo Selva debba essere espulso dal partito. Se nessuno affronta la questione, la porro' io nella prossima assemblea nazionale". Lo ha detto Gianni Alemanno nel corso del suo intervento alla scuola di formazione estiva di Azione universitaria in corso in Versilia. Per l'esponente di An "non e' accettabile che Selva non si dimetta. Posso capire tutto, anche l'eta', ma e' impensabile che non paghi un prezzo per un gesto bruttissimo, che offre una pessima immagina di tutto il Parlamento".

mercoledì 18 luglio 2007

VIVA L'ITALIA

ROMA - Gustavo Selva ci ripensa e rimane senatore. L'esponente di Alleanza Nazionale Gustavo Selva ha deciso di ritirare le dimissioni che aveva presentato dopo le polemiche di cui era stato al centro per aver utilizzato un'ambulanza, il giorno della visita di George W. Bush a Roma, in modo da poter arrivare in tempo negli studi di La7 e poter partecipare a una trasmissione televisiva.

"I cittadini mi invitano a restare e perciò ritiro le dimissioni - ha annunciato Selva nell'aula di Palazzo Madama - Assumo su di me la reponsabilità politica di ritirare le dimissioni presentate con lettera l'11 giugno. Lo faccio per rispetto vostro". "E' mio dovere - ha proseguito il senatore di An - e rispetto per voi. Se voi mi assolvete potrebbe sembrare la casta che si autodifende", ha detto Selva che ha parlato per oltre mezz'ora nonostante il presidente di turno, Roberto Calderoli, abbia minacciato più volte di togliergli la parola.

In aula, Selva ha anche raccontato la sua versione sull'episodio dell'ambulanza: "Ho cercato per 30 minuti con un agente di polizia di far arrivare un taxi almeno fino a ponte Cavour, ma invano. Il blocco per la presenza di Bush era ferreo". Inoltre, ha detto, "quelle concitate telefonate mi provocarono delle fibrillazioni cardiache e quindi sono stato messo sull'autoambulanza di Palazzo Chigi e sono andato all'Ospedale San Giacomo. Poi mi sono rapidamente ristabilito e mentre Palazzo Chigi mi proponeva una seconda auto, con l'autista dell'ambulanza si è deciso che fosse lui a portarmi a via Novaro", dov'era lo studio dell'emittente La7.

Il senatore di An ha quindi accusato il ministro della Sanità Livia Turco di aver detto il falso quando ha sostenuto che "il bilancio poteva essere più tragico se un'altra persona avesse avuto bisogno dell'ambulanza". "Questo - ha affermato il senatore di An - non poteva accadere perché l'ambulanza era a disposizione solo per chi si trovava a Palazzo Chigi".

Selva, dopo aver citato alcune e-mail piene di insulti che gli sono giunte in quei giorni ("maledetto ladro", "cane, si vergogni", "schifoso maledetto" e altre che ha letto per intero) ha detto che le accuse del ministro Turco lo hanno "addolorato, offeso, ma non meravigliato". "Vedo - ha proseguito - che il lessico vetero-comunista per infangare l'avversario politico resta duro a morire in una senatrice post-comunista".

Dopo aver ripercorso la sua carriera, prima come giornalista, e ora come parlamentare e dopo aver ricordato l'autoambulanza di Mussolini che fece storia, Selva ha ricordato di "non essere mai stato toccato da una sola accusa di corruzione, concussione, tangenti, associazione mafiosa o consumo di cocaina".

"Non dobbiamo commettere l'errore di cavalcare il tema dell'antipolitica. L'uscita dal Senato sarebbe una bella morte politica di un eroe per un giorno" ha aggiunto il senatore che verso la fine della sua arringa difensiva ha rivelato il motivo del ritiro delle sue dimissioni: "Un voto in meno del centrodestra al Senato è un giorno in più per il governo Prodi".

Fonte : www.repubblica.it

Non c'e' che dire.......al peggio non c'e' mai fine......
Memorabile poi la parte del suo "discorso" dove dichiara che se, ad "assolverlo", fossero' stati i suoi colleghi sarebbe sembrata l'autodifesa della casta.....questo e' anche andato oltre...si auto autoassolve.....macche' casta.....
Mi sorge spontanea una domanda....ma chi sarebbero quei cittadini che gli hanno chiesto di rimanere ??????????????E soprattutto perche' ??? (vaffanculo anche a loro)
shockshockshockshockshockshockshock
Poi la solita inqualificabile conclusione del solito inqualificabile esponente di una becera destra...se mi critichi sei un COMUNISTA !
Allora Selva senti : io non sono comunista...ma VAFFANCULO lostesso !

mercoledì 20 giugno 2007

Preti Pedofili: 20 parlamentari firmano una petizione per oscurare il documentario della Bbc

Venti parlamentari italiani hanno sottoscritto un appello indirizzato ai dirigenti della RAI e alla Commissione Parlamentare di Vigilanza affinché il documentario della BBC “Sex Crimes and the Vatican” non sia trasmesso “da una rete pubblica sostenuta dal canone di tutti gli italiani”. (…) I firmatari affermano di non essere affatto contrari a trasmissioni televisive dove si parli con serietà del “problema reale e doloroso” dei preti pedofili. Ma chiedono che non sia trasmesso un documentario “sensazionalistico e falso” di cui elencano puntigliosamente gli errori materiali.

Vediamoli, allora, gli errori materiali “puntigliosamente” elencati da questi paladini della verità, prendendo visione dell’appello sul sito del CESNUR:

Per esempio, si presenta l’istruzione Crimen sollicitationis del 1962 come un documento che aveva lo scopo di coprire gli abusi avvolgendoli in una coltre di segretezza tale per cui “la pena per chi rompe il segreto è la scomunica immediata”. A prescindere dal fatto che la Crimen sollicitationis si occupa nei primi settanta paragrafi delle relazioni sessuali di sacerdoti con donne (non con bambine), e dedica ai rapporti di sacerdoti con minori prepuberi soltanto mezza riga nel paragrafo 73, è precisamente il contrario. Il paragrafo 16 impone alla vittima degli abusi di “denunciarli entro un mese”. Il paragrafo 17 estende l’obbligo di denuncia a qualunque fedele cattolico che abbia “notizia certa” degli abusi. Il paragrafo 18 precisa che chi non ottempera all’obbligo di denuncia “incorre nella scomunica”. Dunque non è scomunicato chi denuncia gli abusi ma, al contrario, chi non li denuncia.

Il rilievo, ad una prima occhiata, potrebbe anche apparire fondato; senonché, gli estensori dell’appello omettono di precisare che gli articoli 16, 17 e 18 dell’istruzione, com’è agevole rilevare, contengono un obbligo di denuncia non alla magistratura penale, ma al San’Uffizio; il quale, a sua volta, procederà nella segretezza assoluta, così come prescritto dal precedente articolo 11. Se non è zuppa, come suol dirsi, è pan bagnato…

Un’altra gravissima menzogna del documentario consiste nel sostenere, a proposito della lettera De delictis gravioribus del 2001, sottoscritta dal cardinale Ratzinger come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e che dà esecuzione a norme fissate da Giovanni Paolo II poche settimane prima relative alla competenza dei diversi tribunali ecclesiastici, che si tratti del “seguito” della Crimen sollicitationis e che “ribadiva con enfasi la segretezza, pena la scomunica”. In realtà nella lettera del 2001 non si trova neppure una volta la parola “scomunica”.

Questo, onestamente, è vero; è altrettanto vero, tuttavia, che la lettera in questione si chiude con la seguente frase:

Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio.

Non appare inutile, a questo punto, verificare in cosa consista il cosiddetto “segreto pontificio”, e in che modo venga sanzionato dal diritto canonico.

Segreteria di Stato
Norme sul segreto pontificio
Art. III: Sanzioni
1) Chi è tenuto al segreto pontificio ha sempre l’obbligo grave di rispettarlo.
2) Se la violazione si riferisce al foro esterno, colui che è accusato di violazione del segreto sarà giudicato da una commissione speciale, che verrà costituita dal cardinale preposto al dicastero competente, o, in sua mancanza, dal presidente dell’ufficio competente; questa commissione infliggerà delle pene proporzionate alla gravità del delitto e al danno causato.
3) Se colui che ha violato il segreto presta servizio presso la Curia Romana, incorre nelle sanzioni stabilite nel regolamento generale.

Mi pare chiaro, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la violazione del segreto pontificio rappresenti una colpa di gravissima entità, tale da giustificare l’istituzione di un’apposita commissione speciale che deliberi le pene da infliggere. Se non ci si ferma al semplice dato letterale dell’esplicita menzione della scomunica, quindi, l’intenzione di far calare il silenzio sui casi di pedofilia risulta in modo più che evidente.

In chiusura, nell’invitare gli allarmati firmatari dell’appello a concepire eccezioni più puntuali a supporto della loro preoccupazione, mi corre l’obbligo di porre loro una domanda: al di là di quanto espresso dai documenti (che pure, come si è visto, non fornisce grandi appigli al loro tentativo di censura), quanti sono stati, dal 1962 ad oggi, i casi di pedofilia effettivamente denunciati dal Vaticano all’autorità giudiziaria? E quanti, invece, sono stati insabbiati ricorrendo alla strategia dei trasferimenti e alla sistematica sottrazione dei colpevoli alla giustizia penale?
Perché, sapete com’è, anche i fatti, dalle nostre parti, hanno la loro importanza…



UPDATE, Si riporta qui di seguito i nomi, cognomi e partiti dei parlamentari firmatari dell'appello:

Antonio Battaglia (AN)
Isabella Bertolini (FI)
Laura Bianconi (FI)
Paola Binetti (Ulivo)
Gabriella Carlucci (FI)
Simonetta Licastro Scardino (FI)
Luigi Manfredi (FI)
Alfredo Mantovano (AN)
Luca Marconi (UDC)
Riccardo Migliori (AN)
Angela Napoli (AN)
Patrizia Paoletti Tangheroni (FI)
Gaetano Quagliarello (FI)
Giacomo Santini (DCA)
Gustavo Selva (AN)
Francesco Storace (AN)
Roberto Ulivi (AN)
Michele Giuseppe Vietti (UDC)
Luca Volontè (UDC)
Marco Zacchera (AN)

lunedì 11 giugno 2007

BUFERA SU SELVA, FINGE MALORE PER AUTOSTOP SU AMBULANZA

2007-06-10 19:36

ROMA - Bufera su Gustavo Selva, il senatore di An che sabato ha finto un
malore per farsi trasportare da un'ambulanza negli studi de La7 superando
così tutti gli ostacoli al traffico causati dalla visita di Bush a Roma. Il
ministro della Salute Livia Turco è stata durissima, e non ha lesinato
aggettivi: "Vergognoso, irresponsabile e indegno".

"Mi auguro - ha aggiunto il ministro - che le autorità competenti
verifichino se un tale comportamento non configuri ipotesi di fatti
illeciti, sia in sede civile che penale. Dobbiamo infatti pensare che il
bilancio di questa 'arrogante goliardata' poteva anche essere tragico nel
caso in cui, e poteva accadere, un'altra persona avesse avuto realmente
bisogno di quell'ambulanza". Dal centrosinistra si è levato un coro con la
richiesta di una censura dal presidente del Senato, ma anche dal leader del
suo partito, Gianfranco Fini. E la vicenda potrebbe avere sviluppi davanti
alla magistratura.

A raccontare l'episodio è stato lo stesso Selva, in diretta, durante la
trasmissione dedicata alla visita di Bush. Il parlamentare di An è rimasto
bloccato in piazza del Parlamento visto che il centro di Roma era chiuso al
traffico. Inutili le insistenze del senatore con gli agenti di Polizia
perché permettessero il passaggio ad un taxi o alla vettura dell'emittente.
Niente da fare, Ed ecco il colpo di genio: Selva ha finto di sentirsi male e
si è fatto portare dall'ambulanza a via Nogaro dal suo cardiologo: in realtà
alla sede de La 7. "Un trucco da vecchio giornalista per farmi portare qui",
si é vantato in diretta Tv. La notizia, pubblicata dai quotidiani, ha
suscitato l'indignazioni di molti parlamentari. Roberto Giachetti (Dl) ha
chiesto al leader di An di condannare il suo senatore.

Anche il senatore verde Tommaso Pellegrino ha chiamato in causa Fini, ma
anche il presidente del Senato Franco Marini, a cui chiede di prendere "i
dovuti provvedimenti di censura". E il capogruppo del Prc al Senato,
Giovanni Russo Spena, ha chiesto la censura da parte di An e dell'intera
Cdl. Numerosi voci si sono levate dai colleghi senatori di Selva. Diversi di
essi, come Massimo Villone (Sd), hanno sottolineato che atteggiamenti del
genere "confermano che quella della politica è diventata ormai una 'casta' a
tutti gli effetti". Mentre da un parlamentare della Repubblica, ha rimarcato
il leghista Roberto Calderoli, "dovrebbero invece arrivare il buon esempio".

"Selva si scusi pubblicamente in aula", hanno chiesto cinque senatori
dell'Unione, Francesco Ferrante e Andrea Ranieri (Ulivo), Loredana De Petris
(Verdi), Nuccio Iovene (SD), Tommaso Sodano (Prc). Impietoso Piergiorgio
Stiffoni (Lega): "A 65 anni bisognerebbe andare in pensione". E il verde
Angelo Bonelli ha chiesto alla magistratura di aprire un'inchiesta. A fronte
dell'imbarazzato silenzio di An, una voce in difesa di Selva si è levata
dalle file di Fi. Quella di Francesco Giro che ha assicurato: "Gustavo Selva
è un uomo integerrimo e se i fatti si sono svolti come ci vengono riferiti
dalla stampa chiederà senz'altro scusa".

martedì 29 maggio 2007

Raccomandati

ROMA - Gad Lerner ha appena finito di parlare in diretta al Tg1: "Il presidente della commissione di vigilanza Rai (Mario Landolfi di An) mi ha chiesto di sistemare una persona".

Fabio Mussi, capogruppo dei Ds alla Camera, fa sapere che scrive ai presidenti di Camera e Senato, Mancino e Violante, per sottoporre il caso Landolfi: "Se Landolfi ha un minimo di dignità, domattina le sue dimissioni dovrebbero precedere la mia lettera".

Il centrodestra prova a reagire. Ma, curiosamente, nessuno mette in dubbio le parole di Lerner, quanto i tempi della comunicazione. "Perché Lerner parla solo ora, visto che l'episodio risale a luglio?" si chiedono infatti Alessandra Mussolini di An e Marco Follini del Ccd.

Commenti contrastanti anche sulle dimissioni di Lerner. Arturo Parisi (Democratici) si dice "rammaricato", Di Pietro definisce l'ex direttore del Tg1 come "un esempio per tutti". Il Polo invece rilancia. An con Gasparri e Urso chiede le dimissioni anche dei vertici della Rai, il forzista Tajani nega che "il Polo abbia tentato interferenze politiche". Una tesi contestata dal diessino Vita che ribatte: "La circostanza denunciata questa sera da Gad Lerner sulle interferenze politiche subite è francamente inaudita. Si è tentato di destabilizzare il servizio pubblico approfittando di un errore, ancorchè pesantissimo".

Per il presidente dei deputati di An Gustavo Selva le dimissioni di Lerner sono "un atto di onestà intellettuale, di sensibilità professionale e politica e di rispetto dell'indirizzo espresso a grande maggioranza dalla Camera".

Nel frattempo il presidente della Rai, Roberto Zaccaria, e il direttore generale, Pier Luigi Celli, annunciano: "Il nuovo direttore del Tg1 sarà nominato nei prossimi giorni".

(1 ottobre 2000)